Ancora sul tema acqua…

Non si accorciano le distanze tra politica e cittadini e il senso di democrazia dei partiti, e dei loro impiegati locali normalmente definiti “sindaci”, si conferma come sempre legato alla poesia dei volantini elettorali manifestandosi  invece fumoso quando si tratta di tradurre le parole in scelte strategiche reali. Pubblichiamo la seguente lettera del “Comitato Lecchese Acqua Pubblica e Beni Comuni”, lettera indirizzata ai “sindaci”, dalla quale si leva il grido di dolore per l’ennesimo scippo di un bene comune. Non abbiamo ancora in mano le risposte date da alcuni sindaci, le pubblicheremo appena ne entremo in possesso.

Ai Sindaci dei Comuni della provincia di Lecco

e p.c. Consiglieri Comunali

 Oggetto: soppressione A.ATO e gestione dell’acqua in provincia di Lecco.

Gentile Sindaco,

  lo scorso 20 dicembre 2011, nella sede della sala Consigliare del Comune di Lecco, dove era convocata l’Assemblea dell’Autorità ATO, Lei ha probabilmente contribuito a decidere per la soppressione di questo organismo assembleare dei Sindaci, destinato al governo dell’acqua.

L’ha fatto nonostante il nostro invito a RINVIARE la decisione. L’ha fatto nonostante la richiesta di soppressione non fosse né urgente né indifferibile. Infatti, in Lombardia, la scadenza formale al 31.12.2011, che avrebbe fatto eventualmente scattare il commissariamento, valeva solo per chi non avesse ancora effettuato l’affidamento del servizio. Caso che non riguardava l’ATO di Lecco che il suo affidamento, seppur temporaneo, l’aveva realizzato, in capo a Idrolario.

Questa Sua decisione, che niente impediva potesse essere presa più consapevolmente l’ultimo giorno del 2011, possiamo dire è avvenuta in un contesto che “più realista del re” non si poteva. Questa scelta di auto-abdicazione dei poteri del Sindaco comporta – lo ribadiamo – l’espropriazione della titolarità dei Comuni nelle decisioni più importanti legate al servizio idrico (Piano d’Ambito, Modello Gestionale, Tariffe, ecc.), che sono state consegnate ad un fantomatico Ufficio d’Ambito provinciale, sapendo che si sta andando verso la soppressione delle stesse Province.

E, tuttavia, insieme al danno c’è stata anche la beffa.

Come spesso è già colpevolmente capitato con decisioni passate, i Sindaci della provincia di Lecco, sottoposti a evidenti pressioni di alcune centrali politiche provinciali e nazionali non elette,  hanno deliberato impegni, successivamente smentiti, non solo dal Referendum, ma da diverse sentenze della Corte Costituzionale, dimostrando come queste decisioni  siano state gravi, anzi gravissimi  errori  di valutazione amministrativa e politica.

La pesante caduta di credibilità e di responsabilità dei Sindaci del nostro territorio è la conseguenza più ovvia e alla lunga più evidente.

Anche questa volta, la decisione assunta (quasi all’unanimità) dai Sindaci dell’ATO di Lecco, si è scontrata con il decreto Milleproroghe voluto dal Governo Monti che, come era prevedibile, ha rinviato al 31 dicembre 2012 la soppressione delle A.ATO e delle relative Assemblee.

Insomma gentile Sindaco, oltre all’abdicazione, non si è persa l’occasione di fare una figuraccia, dimostrando ai cittadini che l’hanno eletta la scarsa volontà a mantenere la titolarità degli uffici a cui è preposto.

Come Comitato, aspettandoci un sobbalzo di orgoglio civico, non possiamo che attenderci pubbliche scuse nei confronti dei cittadini. E un conseguente impegno ad agire nel nuovo anno (che si preannuncia difficilissimo per i cittadini e per gli enti locali) in conformità allo spirito del Referendum, facendo valere, a tutti i livelli di governo superiori, le ragioni costituzionalmente inalienabili delle autonomie locali e del governo pubblico e democraticamente partecipato dell’acqua, bene comune.

Non vorremmo che la scelta affrettata e inopportuna per la soppressione dell’A.ATO, fosse motivata dall’ansia di consegnare l’acqua ad una società, Lario Reti Holding, organizzata in multiutility e in quanto tale votata al profitto e alle logiche di mercato, con molto probabili futuri accorpamenti ad altre società più grandi e relative quotazioni in Borsa; il che significherebbeportare l’acqua all’interno di contesti sempre più lontani dai cittadini e dalla loro possibilità di partecipazione e controllo. Il classico repertorio che condurrebbe nei fatti ad una “privatizzazione”, anche se formalmente pubblica.

Non è questo il buon anno che ci aspettiamo, anche nella prospettiva di un dialogo democratico, che vorremmo potenziato e reso più trasparente ed effettivo.

Distinti saluti

 COMITATO LECCHESE PER L’ACQUA PUBBLICA E I BENI COMUNI

N.B.: si invitano i Sigg. Sindaci ad estendere la conoscenza della presente lettera ai Consiglieri Comunali.

Video della serata bellanese di “Prima che diventi rifiuto”

“Prima che diventi rifiuto” è stata un successo, le circa 150 persone presenti in sala a Bellano hanno potuto assistere ad una conferenza insolita dove cittadini e amministratori pubblici si sono confrontati su un tema che li tocca da vicino e riguarda il futuro dei figli di tutti noi: la sostenibilità del nostro sistema di gestione dei rifiuti nell’ottica del risparmio delle risorse. Alessio Ciacci, ospite della serata e relatore principale, ha esposto i risultati conseguiti nel comune di Capannori (LU) dove lui è assessore all’ambiente, risultati frutto di impegno e dedizione da parte di un ragazzo eccezionale come Alessio, supportato da una giunta comunale e un sindaco che sanno guardare lontano. Era presente in sala anche Marco Molgora, dirigente Silea invitato alla serata per confrontare il modello di gestione dei materiali post consumo posto in essere a Capannori e il sistema a gestione integrata in uso in provincia di Lecco. Non sono mancate critiche da parte del pubblico a un modello di gestione viziato dalla necessità da parte dell’inceneritore di Valmadrera di “approvvigionamento carburante” per poter produrre corrente incentivata da denaro pubblico e incassare i “certificati verdi” ovvero 2.5-3 mln di denaro pubblico ogni anno. La tanto sbandierata “economicità” del sistema Silea è tale solo al netto degli incentivi pubblici, assorbe gli introiti che derivano dalla vendita dei materiali riciclati e non incentiva una raccolta differenziata “spinta” che genererebbe ulteriore cassa. Tale sistema mal si adatta a chi persegue una strategia volta ad azzerare i rifiuti. Marco Molgora dal canto suo ha manifestato la propria opinione volta alla necessita “di superare il modello basato sugli inceneritori”. Questo lascia ben sperare anche se sarebbe interessante sentire cosa pensano gli altri dirigenti Silea e soprattutto cosa hanno intenzione di fare i sindaci associati che la popolazione ha votato. Una domanda interessante e stata quella riguardante il riciclo delle plastiche dure che ora finiscono nell’indifferenziato: “Perché le plastiche dure vendute per riciclabili al 100% come il PP (n.5), non si riciclano”? La risposta desolata del dirigente Silea è stata: ”Perché la normativa indica che vengano riciclati gli imballaggi mentre le plastiche dure sono invece il contenuto degli imballaggi e cioè i beni venduti”. Una risposta che lascia a bocca aperta e da’ l’idea della filosofia demenziale, per non dire malafede, di chi scrive leggi simili: questa è una mossa che assicura carburante agli inceneritori e introiti derivanti dal sempre più scarso e prezioso denaro pubblico limitando nei fatti la raccolta differenziata che può e deve diventare totale. Non è più tempo di stare zitti di fronte a ciò che sta succedendo, il confronto tra il modello Capannori che trae introito dalla vendita dei materiali post consumo, che aumenta l’occupazione in attività utili alla collettività, che riduce la produzione di rifiuti considerandoli come beni e non scarti, stride fino alle scintille in confronto con la vecchia filosofia “usa e getta” dell’incenerimento. Una filosofia frutto di un approccio alle risorse arrogante e superficiale che ormai ha fatto il suo tempo. Non possiamo spendere soldi per pagare la distruzione di materiali che possono essere riutilizzati, farlo è sciocco e stiamo, per giunta, diventando più poveri… questa è la realtà! Dobbiamo continuare la nostra battaglia contro questi mostri resi ormai inutili dalle raccolte differenziate spinte e da nuove tecnologie di riciclo della (ben poca) frazione non riciclabile. Chiudere la stagione fallimentare dei termodistruttori significherà contribuire a risolvere il problema dei costi di smaltimento, dei posti di lavoro, delle emissioni di CO2 e dello spreco di risorse che dovremmo condividere con le future generazioni. Mentre aspettiamo che la politica centrale e locale faccia pace col buonsenso non dobbiamo mollare, tutti noi dobbiamo contribuire, a seconda delle nostre capacità, per riportare chi ci amministra sulla retta via.

Ecco il video della serata, diviso in 5 parti delle quali riportiamo la prima, buona visione.

Open day alla Silea

La raccolta dei rifiuti in provincia di Lecco contempla, per i rifiuti solidi urbani, principalmente tre macro categorie (vetro escluso): la differenziata o “frazione secca multimateriale” che viene conferita alla Seruso S.p.A. di Verderio, l’indifferenziata o “frazione residuale” bruciata nell’inceneritore della Silea S.p.A. di Valmadrera e la frazione umida conferita alla “Compostaggio lecchese” di Annone Brianza.

Sabato 28 maggio 2011 sono andato all’ ”Open day “ della Silea, una società a capitale pubblico partecipata da 92 comuni (90 lecchesi e 2 no) incaricata di smaltirne i rifiuti.

La visita riguardava l’inceneritore della Silea a Valmadrera e gli impianti della “Compostaggio lecchese”.

La prima domanda “sorge spontanea”: “Perché l’Open day non riguarda anche la Seruso dove finiscono i sacchi della raccolta differenziata?”. E poi: ”Perché un Open day ad un inceneritore?”.

Entro con la macchina nel parcheggio della Silea e davanti a me vedo un bellissimo parcheggio di mattoni autobloccanti con le zone di posteggio auto su prato erboso rinforzato con rete in plastica antifango e tra le file dei posteggi sono piantati degli alberi.

Chissà perché i nostri amministratori non costruiscono parcheggi così anche fuori da lì? Perché altrove solo asfalto?

Tutto intorno all’ingresso della Silea è composto da verdi prati e alberi (un bell’ingresso non c’è che dire) rovinato solo dal sorvolo circolare, un po’ più in là, di una ventina di corvi sopra un mucchio di qualcosa di indefinito.

Entro e un paio di signorine mi danno casco e tesserino e mi indicano il gruppo in partenza per la visita.

La descrizione del tour incomincia e un’altra signorina ci consegna nelle mani di tre tecnici che illustrano le fasi dello smaltimento dei rifiuti.

La prima tappa è la postazione di scarico materiale dai camion e qui chiedo ad uno dei tecnici come mai non c’è “Open day” anche alla Seruso S.p.A. e mi viene risposto che non è una società della Silea. Peccato, mi sarebbe piaciuto vedere che fine fanno i sacchi della raccolta differenziata.

La seconda tappa è la zona dove si carica l’inceneritore con una gru armata di benna “a ragno”, qui si possono vedere in fondo ad una buca i rifiuti indifferenziati composti per la maggior parte da plastiche, cartacce e involucri di cellophane di vario genere. Chiedo quanti rifiuti vengono bruciati e la risposta è stata: ”Circa 86000 tonn./anno. tutti provenienti dai 92 comuni e, occasionalmente, da fuori se altri inceneritori lombardi non ce la fanno.

La terza tappa è la “sala controllo” dove un tecnico illustra le fasi della combustione: una prima fase che innalza la temperatura a 450° e una seconda che porta il tutto a 1000°C, chiedo quanti metri cubi di gas metano utilizzano all’anno per raggiungere queste temperature e la risposta è stata: “Non utilizziamo gas”. Mi riesce difficile crederlo.

Il tecnico prosegue la spiegazione passando ai valori delle emissioni inquinanti insistendo in particolar modo sul’HCL (acido cloridrico) che passa da un valore spropositato della fornace allo zero dei camini.

Prosegue poi indicando il valore zero anche delle polveri ma senza specificarne le dimensioni.

Gli altri valori sono diversi da zero ma non vengono passati al dettaglio.

Ad un altro tecnico chiedo quanto fango producono i filtri e lui mi risponde: ”Solo lo 0.01%”.

Beh, lo 0.01% di 86000 tonn. è pari a 8.6 tonn. … non è che sia poco.

Chiedo anche quante ceneri vengono prodotte al’anno e dove vengono messe, stessa cosa anche per i fanghi di filtrazione.

“Il 18% dei rifiuti diventa cenere e con i fanghi vanno in una discarica speciale”. È la risposta.

Il tour prosegue fino alla prima fornace dove arrivo un pò dopo e uno dei visitatori mi dice all’orecchio:” … Gli danno un “aiutino” col gas se scende di temperatura, me l’ha detto quello lì”.

Andiamo avanti fino a raggiungere la fossa delle ceneri raffreddate con acqua dove dicono che successivamente vengono inertizzate e poi utilizzate come “materiale edile”,

Una casa fatta con quel materiale lì io non la vorrei e poi ho letto che i materiali edili fatti con le ceneri si sono rivelati tossici.

L’ultima tappa è la turbina a vapore mossa per produrre energia elettrica sufficiente per dar corrente a tutta Valmadrera, tanto ma sicuramente molto meno dell’energia utilizzata per produrre ciò che è stato bruciato.

“Il giro è finito, spero che vi sia piaciuto e che parliate bene dell’inceneritore”. Ha detto il tecnico alla fine della visita.

Ho la nausea, questo signore difende il suo posto di lavoro ma non sa che un sistema molto meno costoso, non incentivato e che non brucia niente come quello di Vedelago darebbe lavoro a lui e anche a tutti i suoi amici.

Mentre esco chiacchiero con due signori e faccio loro un paio di domande di fronte alle quali restano perplessi: non mi sembra che siano propensi a parlare bene dell’inceneritore.

Arrivo all’uscita senza aver fugato nessuno dei miei dubbi e senza aver confutato nessuna delle mie paure.

Guardo avanti e vedo che sta per entrare un politico locale, mi pare sia il sen. Antonio Rusconi del PD mentre esclama: ”Io sono venuto un sacco di volte qui alla Silea in visita!”.

E’ patetico l’amore che i nostri politici hanno per gli inceneritori ed incredibile che non si siano resi conto che essi sono inutili, malsani e costosi.

Mentre torno a casa rifletto su quanto ho udito e ricordo che a scuola mi insegnarono che “nulla si crea e nulla si distrugge” per cui il prodotto di una combustione ha una massa pari (a volte anche superiore) alla massa iniziale da bruciare… ma allora se il 18% sono ceneri e lo 0.01% fanghi, la massa rimanente dov’è finita? Dove è finito il restante 81.99% della massa iniziale composta da rifiuti? Sono ben 70mila tonnellate di un qualcosa che può essere uscito solo dai camini e, secondo me, lo sto respirando adesso.

Entro in casa e vado sul sito della Silea dove sta scritto che la Seruso S.p.A. è un’azienda partecipata al 80,5%, più della Compostaggio Lecchese che è pertecipata al 51%.

Quante altre volte mi avranno mentito?

Ne riparleremo.

Il Patto dei Sindaci

In questi mesi è in discussione nei consigli comunali l’adesione al “Patto dei Sindaci”, un’iniziativa partita dalla Comunità Europea e volta a mettere in atto provvedimenti seri e pratici per combattere il riscaldamento climatico detto “effetto serra” o “Global warming”.

Gli scienziati dell’IPCC hanno confermato da tempo che il riscaldamento climatico è causato dall’abuso di combustibili fossili e dal disboscamento eccessivo. L’innalzamento del livello di anidride carbonica nell’atmosfera sconvolgerà il clima che ha garantito la vita sul nostro pianeta così come la vediamo da 600mila anni ad oggi. Il livello ottimale della Co2 si era stabilizzato naturalmente sul livello ideale di 280 ppmv (parti per milione in volume) e oggi siamo arrivati a oltre 390 ppmv e tale livello aumenta di 2 ppmv all’anno. Cosa accadrà? Il surriscaldamento dell’atmosfera e il conseguente clima violento renderanno difficili l’agricoltura e l’approvvigionamento di acqua potabile creando fenomeni migratori epocali… lo si sa dai tempi del famoso rapporto segreto del Pentagono commissionato dall’amministrazione Bush e manomesso da Philip Cooney, il quale è poi passato, dopo lo scandalo, da una poltrona dell’amministrazione americana a una di dirigente della compagnia petrolifera Exxon Mobil.

L’iniziativa “Patto dei Sindaci” è l’evidenza del fatto che la UE si è accorta che per combattere l’effetto serra è necessario partire dagli enti locali perchè è proprio da lì che, mettendo in atto comportamenti virtuosi, si inizia a creare quell’ “altro mondo possibile” del quale la nostra società ha bisogno.

Una bella iniziativa, non c’è che dire, ma tardiva perché andava posta in essere nel 1997 quando si firmò il “Protocollo di Kyoto” e invece si è perso tempo in bisticci di interesse legati ai soliti egoismi di bottega… i politicanti hanno giocato col destino dei nostri figli. Non è la prima volta che succede ma stavolta la questione è grave. Non ha fatto bella figura neppure l’Italia e i politicanti nostrani si sono distinti a Copenaghen per piccinerie di vario genere tese ad accontentare quei potentati economici che tirano i fili a cui sono attaccate braccia e gambe della nostra classe politica, la quale, fino a ieri, definiva il riscaldamento globale come una fantasia se non addirittura positivo.

Forse a Bruxelles qualcuno si è reso conto che il tasso di estinzione delle specie viventi è di 100-1000 volte più elevato del solito, forse si sono accorti che, di questo passo, è prevista per il 2020 una catastrofe climatica per il nostro pianeta. Firmare protocolli non serve se poi non si fa nulla!

Cosa debbano are le amministrazioni comunali di fronte a questa sfida è molto semplice: prendere esempio dai “comuni virtuosi” dove non si fanno ordinariamente cose straordinarie ma semplicemente si fanno straordinariamente le cose ordinarie.

I nostri sindaci saranno capaci? Saranno all’altezza di questo compito o si limiteranno a “far vedere che si fa” per prendere qualche finanziamento? Faranno qualche cosetta da inaugurare in pompa magna per fare un po’ di greenwash prima delle elezioni saltando le cose che contano col pretesto della carenza di fondi? Lavoreranno per il bene comune o giocheranno?

I provvedimenti da mettere in atto saranno radicali e toccheranno tutti quei capitoli che formano la gestione ordinaria di un territorio: rifiuti, mobilità, edilizia, energia…

Bisognerà avere un occhio volto alla riduzione della Co2 e alla sostenibilità in ogni progetto che si troveranno ad affrontare, proprio quello che i nostri sindaci non hanno mai fatto.

Sarà necessario divorziare dall’amatissimo inceneritore (grande emettitore di Co2) che ti leva dalle scatole i rifiuti comodamente e con un costo che i cittadini non attribuiscono alle amministrazioni: costi alti ma zero rischi di perdere voti. Al loro posto si dovranno implementare sistemi meno costosi, più ecologici, più etici, più salubri, più logici e che creano più posti di lavoro come quello in funzione a Vedelago (TV) con raccolte differenziate spinte e sistemi a vendita diretta dei materiali post-consumo. Se riflettiamo bene scopriamo che è sciocco pagare altri per farci portare via dei materiali che abbiamo pagato, hanno un valore e che altri rivenderanno o bruceranno. I rifiuti sono una risorsa e non uno scarto da bruciare. Qualcuno a Capannori (LU) ha capito questo concetto prima degli altri e tramite un consorzio intercomunale vende la carta ricavandonone un introito pari a circa 7 euro/annui procapite.

Bisognerà impostare una politica volta alla riduzione dei rifiuti come la promozione dei pannolini lavabili (pannolini usa e getta per un bimbo=taglio di 10 alberi di alto fusto), delle mooncup, promuovere il vuoto a rendere, i detersivi alla spina, ecc. ecc.

Bisognerà utilizzare gli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti non riciclabili per produrre gas, recuperare un’ultima frazione riciclabile e rendere inerte il rimanente.

Bisognerà stimolare gli acquisti verdi (carta riciclata, bio-plastiche, detersivi biodegradabili venduti alla spina, bevande in vuoto a rendere…), organizzare mense scolastiche con prodotti a km zero e da agricoltura e allevamento biologici.

Bisognerà mettere in pratica le direttive sulla classificazione e certificazione energetica degli edifici sia di nuova costruzione che in ristrutturazione e qui saranno dolori perché i cittadini, da sempre sotto-informati su queste cose, potrebbero non votare più il sindaco che introduce queste “nuove” direttive datate 1991 che costano… Servirà lavorare… fare riunioni, parlare con la gente e sensibilizzare. La gente, una volta sensibilizzata, si chiederà perché abbiano aspettato così a lungo a fare il salto di qualità.

Bisognerà investire in illuminazioni pubbliche più efficienti invece di buttare soldi in rotonde stradali condite con stupidi ammennicoli di nessuna utilità: Illuminazioni a LED, con sensori di passaggio in modo che le luci rimangano spente quando non passa nessuno.

Bisognerà incentivare la mobilità pubblica sacrificando quella privata, smettendo di costruire parcheggi o inventare non-soluzioni stile ecopass.

Le amministrazioni provinciali, regionali e il governo faranno la propria parte per creare un panorama legislativo favorevole? Non sembra: la privatizzazione obbligatoria della gestione dei rifiuti a partire dal 1° gennaio 2012 non aiuta gli efficienti consorzi intercomunali e porta dalla parte opposta di una gestione virtuosa dei beni comuni.

I nostri sindaci saranno in grado di onorare il Patto dei Sindaci? Saranno in grado di vincere la loro pigrizia? Saranno in grado di fare domani tutto quello che non hanno mai saputo fare fino a ieri?

Servirà far di necessità virtù in quanto la posta in gioco è altissima e non possiamo più permetterci di giocare perché dalle scelte di oggi dipendono le condizioni in cui lasceremo il pianeta ai nostri figli: passeremo alla storia, nel bene o nel male… su questo non ci sono dubbi e sta a noi scegliere a quale categoria di eroi appartenere.

La società umana ha dimostrato di saper superare crisi di ogni tipo: guerre, carestie, epidemie, crisi finanziarie… ma non sarà in grado di sopportare il collasso della biodiversità causato dal “Global warming” e la conseguente improvvisa mancanza dei suoi servizi ecosistemici: capacità di auto depurazione di acqua e aria, fertilità dei suoli… insomma cibo e vita.

Abbiamo bisogno di menti nuove, di entusiasmo, di giovani sindaci slegati dalle direttive dei partiti.

Abbiamo bisogno che i cittadini riprendano in mano i loro comuni.

Abbiamo bisogno di democrazia partecipata.

Abbiamo bisogno di sindaci virtuosi che creino comuni a 5 stelle.

PrealpiLombarde5Stelle.org intervista Marco Boschini

Marco Boschini è una persona che non ha bisogno di presentazioni: intervistato di recente dal programma “Report” e apparso in TV anche nel salotto di “Parla con me” condotto da Serena Dandini, Marco Boschini è assessore nel comune di Colorno (PR) nonché Coordinatore dell’associazione “Comuni Virtuosi”.

Egli è indicato come il simbolo di un’avanguardia di amministratori pubblici che hanno fatto della sostenibilità ambientale, della sobrietà e della decrescita una filosofia di gestione pubblica. Persone come lui stanno dimostrando che si può amministrare conciliando risparmio e sviluppo umano senza distruggere il patrimonio ambientale che dovremo lasciare in eredità ai nostri figli.

PL5S.org.: Egr. Sig. Boschini, siamo un comitato di cittadini lombardi che credono nella cittadinanza attiva e Le proponiamo un’intervista sui temi che a nostro avviso sono le priorità per una vera politica che sia svincolata da ideologie ormai defunte e fuori dagli schemi basati su simpatie “di bandierina”. Come Lei già sa, siamo dei semplici cittadini incensurati.

Partiamo dalla prima priorità: L’ Ambiente.

Sui manifesti e sugli opuscoli elettorali che circolano in quantità industriali prima delle elezioni, si vede molto spesso la parola ambiente associata al turismo, allo svago e all’economia che tutto ciò si porta dietro. Forse è anche per questo che il concetto di ambiente per i nostri amministratori si riduce per lo più alla piantumazione di qualche albero nei giardinetti. Viviamo nel giardino d’Europa, l’Italia, e secondo Lei:

“Cosa significa per un amministratore virtuoso rispettare l’ambiente?”

M. B.: ”Attivare pratiche concrete di sostenibilità ambientale, “aggredendo” i progetti che sono sul tavolo di tutte le amministrazioni comunali: rifiuti, mobilità, energia, nuovi stili di vita, partecipazione e gestione del territorio.

I comuni possono cambiare il corso delle cose, riducendo la propria impronta ecologica e dare il buon esempio ai cittadini.

PL5S.org.: I problemi energetici, ambientali, sociali e occupazionali si possono considerare collegati tra loro e sono un’urgenza impellente per il nostro paese che la politica sembra prendere in considerazione solo nei ritagli di tempo portando avanti soluzioni  prese di fretta, senza un’adeguata informazione e spesso con la pretesa di risolvere problemi nuovi con soluzioni vecchie. Nell’attesa che persone più illuminate si insedino nelle sale del governo, secondo Lei:

“Cosa deve fare un amministratore virtuoso per “fare la propria parte?”

M. B.: ”Tagliare la bolletta energetica del comune intervenendo sugli edifici pubblici per l’efficienza e il risparmio energetico; approvare allegati energetici ai regolamenti urbanistici che impongano la ristrutturazione e la costruzione di abitazioni ed edifici vari secondo i criteri della bioedilizia e autoprodursi l’energia con fonti rinnovabili per consentire alla comunità di diventare indipendente energeticamente.” 

PL5S.org.: Le “normali” amministrazioni lamentano problemi economici e con questo alibi giustificano la loro mancanza di slanci.

“Come avete fatto voi a Colorno a superare questo tipo di problema? Siete forse ricchi?”

M. B.: ”I  progetti che migliorano l’ambiente spesso consentono alle amministrazioni, come nel nostro caso, di risparmiare risorse economiche. Non si spende di più, è vero anzi il contrario!”

PL5S.org.: E’ tristemente nota a tutti ormai la perenne emergenza rifiuti a Napoli (e non solo a Napoli) e gli inceneritori (definiti termovalorizzatori) sono spacciati come l’unica sana pratica per risolvere definitivamente il problema. Ci dica la Sua opinione in proposito.

“Come trattate i materiali post consumo a Colorno?”

M. B.: “Gli inceneritori sono il passato, e purtroppo la politica italiana (di destra e di sinistra) vede in queste macchine della morte l’unica strada percorribile per affrontare la questione rifiuti. Noi invece lavoriamo per la riduzione alla fonte (pannolini lavabili, acqua del sindaco, prodotti sfusi, riuso e recupero dei materiali post-consumo) il tutto accompagnato da una raccolta differenziata porta a porta spinta, con l’introduzione della tariffazione puntuale che va a premiare i cittadini virtuosi”.

PL5S.org.: un’altra nostra priorità è L’Acqua, ed è da intendersi come acqua pubblica, a questo punto Le chiediamo:

“Che senso ha, secondo lei, privatizzare il servizio idrico? Cosa dovrebbe fare un comune virtuoso per resistere a questo nuovo attacco ai beni comuni?”

M.B.: “Non si può e non si deve privatizzare anche l’acqua, non ha alcun senso se non quello di consentire affari d’oro ai soliti noti. I comuni devono battersi, come abbiamo fatto in molti dei nostri comuni, modificando lo Statuto comunale e inserendo l’acqua come bene primario della comunità, appoggiando e sostenendo i referendum prossimi venturi, sempre che questo Governo eversivo non si inventi qualche artifizio per farli saltare.”

 PL5S.org.: Un capitolo dolente del nostro paese si chiama sviluppo, una parola usata, abusata e spesso abbinata al PIL:

“Ha senso parlare ancora di PIL? Che tipo di sviluppo lei metterebbe in atto nell’Italia del 2011? Da dove partirebbe e con quali obiettivi?”

M.B.: ”Nessuna forza politica al momento mette in discussione la crescita infinita e lo sviluppo per come lo conosciamo, con tutti i disastri che ha creato negli ultimi anni rispetto al territorio. I Comuni virtuosi stanno dimostrando però che è possibile invertire la rotta, che fare scelte di buon senso e sobrietà migliora la qualità della vita delle persone, riducendo al contempo l’assurdo assunto che ci vedrebbe tutti impegnati a produrre, consumare, buttare sempre più in fretta e senza limiti…”

PL5S.org.: Qual’è la sua visione di una “connettività” efficace, connettività è una parola poco usata che racchiude in se termini come comunicazione, informazione, partecipazione…

“Come dovrebbe essere la connettività in un comune virtuoso?”

M.B.: “La connettività in un comune virtuoso significa consentire a tutti i cittadini di navigare liberamente e senza limiti in rete, intervenendo con forme incentivanti e serate informative per avvicinare internet alle fasce più deboli e comunque “lontane” a questa tecnologia (soprattutto gli anziani).”

PL5S.org.: Un altro capitolo fondamentale della nostra società sono i “trasporti”, sappiamo quanto sia tossico e congestionato il traffico nel nostro paese e l’entità dei costi che le infrastrutture necessarie richiedono, per cui Le chiediamo:

“Come dovrebbero essere organizzati i trasporti del futuro… o è il caso di dire “del presente”? Da dove Lei comincerebbe a costruire una nuova mobilità? Servono altre infrastrutture nel nostro paese?”

M.B.: “Al nostro Paese serve una classe dirigente degna di questo nome, che predisponga un serio programma per una mobilità davvero sostenibile ed efficiente. Non servono nuove infrastrutture, serve una colossale opera di manutenzione straordinaria delle infrastrutture esistenti, ampliando e migliorando il trasporto pubblico e collettivo, facendo però in modo che i mezzi siano in orario, puliti, flessibili e dentro ad una filiera di sostenibilità che consenta ai cittadini di rinunciare all’auto privata.”

PL5S.org.: Abbiamo quasi finito ma non vogliamo lasciarla senza una domandina cattiva. Lei è coordinatore dell’associazione “Comuni virtuosi”:

“Le sembra normale che esista un’associazione dei “comuni virtuosi”? Secondo lei sono “virtuosi” i comuni dell’omonima associazione o negligenti tutti gli altri? Cosa frena lo slancio dei nostri amministratori nella voglia di cambiare il mondo inseguendo un’utopia da trasformare in realtà, volontà che ogni politico dovrebbe avere in sé?

M.B.: In  un Paese normale un’associazione come la nostra non esisterebbe affatto, passiamo per supereroi ma siamo persone normali, piene di difetti, che però entrano nelle istituzioni locali da cittadini, mettendo in campo con umiltà e concretezza le proprie idee, emozioni, progetti.

A livello locale l’ostacolo più grande è quasi sempre la pigrizia degli amministratori, man mano che si sale nella scala gerarchica delle istituzioni entrano però in gioco interessi, speculazioni, affari…”

PL5S.org.: Le amministrazioni locali da noi stanno vivendo un boom della Lega Nord, più per effetto di abile demagogia che reali meriti e le amministrazioni avverse sono per lo più formate da liste civiche PD con l’appoggio di liste di SX e indipendenti.

Si vive in una specie di perenne guerra con la Lega Nord e i provvedimenti messi in atto sono sempre all’ordine dell’ ”accontento un po’ tutti per non sbagliare”.

Questa politica di bassa lega ridotta a bisticci di bandierina porta a non sbilanciarsi su nulla e più che un sentiero per cavarsela dai guai sembra un’autostrada verso il fallimento.

“Qual’è la Sua opinione in proposito?”

M.B.: ”Il PD è spesso bersaglio di tutti i soggetti, istituzionali e non, che stanno dalla parte opposta di questo Governo folle che sta portando il Paese alla deriva. Non voglio fare polemiche o il piccolo Renzi della situazione: è però evidente che l’attuale classe dirigente nazionale del Pd come di gran parte dei partiti presenti fuori e dentro il Parlamento è da pensionare… La politica di professione non può funzionare, in questo concordo con quanto dice da anni l’amico Beppe Grillo, due mandati e a casa!”

PL5S.org.: Lei è intervistato dalle TV ed diventato un esempio di amministratore virtuoso:

“Non crede che una amministrazione “virtuosa” sia la strada giusta per mettere in serie difficoltà le opposizioni politiche?”

M.B.: ”Noi non vogliamo mettere in difficoltà nessuno, gran parte delle nostre amministrazioni hanno sindaci del PD, ma anche alcuni del centro destra. Il buonsenso non è né di destra né di sinistra. Continuiamo a testa bassa il nostro lavoro, il virus lentamente si sta diffondendo e il cambiamento è già in atto, dal basso.”

PL5S.org.: Un’ultima domanda:

“Alcuni di noi hanno aderito al Movimento 5 stelle, qual’è la sua opinione su questo movimento ?”

M.B.: ”E’  un movimento di cittadini, che ha portato una ventata generale di rinnovamento, avendo soprattutto il merito di aver obbligato la politica istituzionale ad affrontare temi importanti altrimenti confinati nel dimenticatoio. Molte delle idee e dei progetti che intendono realizzare sono i progetti che noi abbiamo già realizzato in giro per l’Italia in questi anni. Penso che sia un bel movimento e spero vivamente che riesca anche a distinguere il bene dal male, ciò che funziona da ciò che va cambiato…!”

PL5S.org.: La salutiamo e le auguriamo buon lavoro.

LIERNA: Centrale a Biomassa. La storia finita?

Ancora non lo sappiamo se possiamo tornare a dormire tranquilli qui a Lierna. I presupposti ci sono, manca solo la parola FINE.

Al consiglio comunale di sabato scorso 26 marzo, all’interrogazione della minoranza il nostro sindaco ci ha dato la risposta che aspettavamo da tempo “senza i finanziamenti della regione non si farà”. Bella notizia davvero, perché  Provincia e  Regione hanno già detto “NO” ben due volte. L’ultima bocciatura è quella datata 7 marzo 2011 firmata dall’Ing. Canali, responsabile del procedimento della Provincia di Lecco.

I dettagli che spiegano le motivazioni non sono poca cosa. Entriamo nel merito:

Primo: Vantaggi per chi?

Si boccia non perché mancano i fondi, come qualcuno ha detto, ma perché “il progetto richiesto a contributo non comprende elementi che ne evidenziano la pubblica utilità essendo tali elementi (la rete di teleriscaldamento) rinviati ad una successiva fase progettuale e realizzativa”. Quindi le opere per cui è richiesto il contributo “non soddisfano il requisito di pubblica utilità richiesto dal bando”. Questa era la stessa critica mossa dalla minoranza e dal Comitato No alla Centrale, anche in occasione della conferenza/dibattito del 25 febbraio scorso quando è stato ripetutamente chiesto di spiegare quali sarebbero stati i vantaggi per i cittadini.

Secondo: Chi paga?

Il Comune di Lierna aveva allegato le manifestazioni d’interesse di tre privati per il finanziamento della somma non coperta dalla regione, ma la provincia rileva che non è stato presentato un piano finanziario dettagliato come richiesto, e “allo stato attuale non si è quindi in grado di determinare se l’intervento proposto sia, nel suo complesso, finanziariamente sostenibile o meno.”

Anche su questo punto minoranza e Comitato avevano espresso molte perplessità. I finanziamenti concessi avrebbero infatti coperto solo un terzo del costo stimato pari a 12 milioni di euro. Ciò significa che l’investimento dell’eventuale privato sarebbe stato piuttosto significativo. Ovviamente un privato non si assume spese e rischi ingenti per niente, a meno sia un benefattore. E qui nascono le nostre preoccupazioni.

Terzo: Tempi.

Il verbale della Provincia spiega che le disposizioni attuative della misura di finanziamento prevedono 15 mesi di tempo decorrenti dalla data di comunicazione del provvedimento di ammissione a finanziamento per la realizzazione dell’opera. “Allo stato attuale non sono state fornite evidenze relative al rispetto di tali termini per la realizzazione dell’intervento (…) non è stato fornito quanto richiesto, ovvero un crono programma relativo alla tempistica di esecuzione del progetto.”

Quarto: Autorizzazioni.

Si legge che “La documentazione allegata alla domanda di contributo non è sufficiente a garantire le disposizioni di bando di finanziamento in quanto ad oggi, data di chiusura dell’istruttoria, il progetto non è in possesso del permesso di costruire o di un atto avente i medesimi effetti.”

Quinto: Il materiale.

Su questo punto i tecnici della Provincia praticamente ribadiscono quanto sostenuto fin dall’inizio dai cittadini del Comitato e dalla minoranza, e recentemente anche dalle voci autorevoli della presidente di Legambiente Costanza Panella e del Prof. Giancarlo Chiesa, ordinario di fisica tecnica ambientale al politecnico di Milano: il materiale idoneo non è reperibile in loco.

Testualmente: “ Si ritiene che, ad oggi, il comune di Lierna non ha documentato l’oggettiva possibilità di reperire il materiale necessario al funzionamento dell’impianto. (…) si ritiene che il Comune abbia progettato un impianto che risulta, dai dati oggi forniti, sovradimensionato rispetto all’effettiva disponibilità di combustibile.”

Sesto e ultimo: Il Progetto non è finanziabile perché  “le iniziative volte a fornire servizi essenziali per il tessuto produttivo e sociale delle aree rurali sono finanziabili se i destinatari del servizio sono in prevalenza occupati nel settore primario o membri della famiglia agricola e quindi che le attività agricolo-forestali e quelle ad esse connesse (ambiente, agroindustria, turismo rurale..) ne ricevano un concreto beneficio.”

Le ragioni del NO fornite dalla Provincia ci sembrano quindi ben fondate e articolate. Tanto sensate quanto quelle espresse da Costanza Panella e dal Professor Chiesa durante la già citata conferenza.

Sono le ragioni del SI’ che ci sembrano deboli. Mi riecheggiano continuamente in testa le parole del sindaco che risponde alla domanda “perché a Lierna?” “perché sono il sindaco di Lierna, se fossi il sindaco di Tokyo la farei a Tokyo” (per correttezza chiariamo che è successo prima della tragedia terremoto-tzunami-nucleare)

Ciononostante il Comune di Lierna, non soddisfatto dalle motivazioni della Provincia, ha ripresentato le proprie memorie scritte per ridefinire la propria posizione.

A questo punto ci sembra poco plausibile che Provincia e Regione rivedano le loro valutazioni.

Attendiamo quindi fiduciosi la parola FINE pronunciata dai nostri amministratori.

IMPORTANTE: SOTTOSCRIVI PER L’ACCORPAMENTO DEL REFERENDUM PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DELL’ACQUA CON LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Non facciamoci portare via l’acqua!

Scongiuriamo che il referendum sia messo dopo le elezioni, a elettori stanchi di votare… in un bel week-end assolato di fine maggio quando si preferisce fare altro.

RACCOLTA FIRME IN QUESTA PAGINA

 

Niente più voti ai partiti del cemento: la colata su Monza

L’assessorato all’urbanistica della giunta Mariani ha deciso di fare, senza confrontarsi con i cittadini dei quartieri coinvolti, una variante del PGT, che a fronte di interventi di urbanizzazione distribuiti su una superficie totale di circa 320 ettari prevede una cementificazione selvaggia su 26 aree verdi (almeno 90 ettari di nuove edificazioni): UNO SCEMPIO !

Anche il comitato di via Magenta insieme al Movimento 5 Stelle sta lottando contro questa mostruosità.


Divulga, informa, passaparola, e se abiti a Monza o in Brianza unisciti a noi.


Profumo di Lucchini – aggiornamento del 8-02-2011

Pubblichiamo la lettera inviataci dal Servizio ambiente del comune di Lecco inerente al presunto “odore di gas” proveniente dalla ditta Lucchini di v. Arlenico.

Ne abbiamo parlato qui e qui.

Il documento cita la presenza di mercaptani e la cosa spiegherebbe in modo plausibile la presenza dell’odore, ecco il testo completo della lettera:

OGGETTO: PROBLEMA  EMISSIONI  ODORIGENE  DITTA  LUCCHINI  S.p.A.

In riferimento alla richiesta in merito alle emissioni odorigene della Ditta Lucchini S.p.A. si può sinteticamente evidenziare quanto segue, al fine di portare a conoscenza dell’interessato l’attività svolta dai vari Enti competenti.

  • Incontro Tecnico presso l’Amministrazione Provinciale di Lecco che si è svolto in data 1 dicembre 2010 con la partecipazione dei seguenti soggetti: Provincia – Comune – ASL – ARPA – Ditta Lucchini S.p.A.

Questo Incontro Tecnico si è concluso con la richiesta delle seguenti prescrizioni:

    • trasmettere agli enti le analisi ambientali effettuate nell’ambiente di lavoro al fine di conoscere le caratteristiche e la eventuale pericolosità delle sostanze che vengono rilasciate;
    • prima di procedere con la pulizia delle vasche la Ditta deve trasmettere un protocollo di gestione con tempi e metodi che verranno adottati per la pulizia delle vasche, oltre alla adozione di un piano di emergenza per far fronte ad eventuali incidenti;
    • descrivere i successivi metodi che verranno adottati per eliminare o ridurre il problema delle emissioni odorigene.

 

  • In ottemperanza a quanto richiesto nel citato Incontro Tecnico la Ditta Lucchini ha trasmesso agli interessati una relazione datata 9 dicembre 2010 ed avente per oggetto “Gestione pulizia vasche di sedimentazione scaglia e abbattimento odori – Vs. prot. 0046688 del 1/10/2010“ e contenente in particolare i seguenti due allegati:
    • apposito progetto con relativo protocollo di gestione, nonchè tempistica e metodologia relativi alle operazioni di pulizia industriale della vasca di decantazione della scaglia di laminazione;
    • copia dei risultati delle analisi ambientali effettuati in occasione della movimentazione della scaglia nel deposito del novembre 2007.

 

  • A seguito di ulteriori segnalazioni da parte di alcuni cittadini effettuate sia telefonicamente, sia per iscritto, è stato richiesto al Corpo di Polizia Locale di questo Comune di effettuare un sopralluogo presso la Ditta Lucchini S.p.A. al fine di verificare la situazione e procedere all’accertamento di quanto segnalato.

 

  • In data 22 dicembre 2010 l’Amministrazione Comunale  ha richiesto all’ASL un parere in merito agli effetti sulla salute pubblica delle emissioni prodotte dalla rimozione delle scaglie nelle vasche di decantazione sulla base dell’indagine ambientale condotta dalla stessa ditta contenuta nel già citato progetto e protocollo di gestione del 9 dicembre 2010, al fine di poter eventualmente adottare gli opportuni provvedimenti.

 

  • A seguito della citata richiesta sono intercorsi colloqui telefonici con l’ASL nel corso dei quali è stato concordato di acquisire dal Laboratorio incaricato dall’Azienda i dati inerenti all’Indagine Ambientale Emissioni Odorose derivanti dalla lavorazione della scaglia di laminazione effettuata il 14/12/2010.

 

  • La Ditta Lucchini S.p.A. ha anticipato all’ASL, in data 30/12/2010, gli esiti delle analisi eseguite dal Laboratorio ECOSANITAS s.r.l. di Roncadelle (Brescia), dalle quali si evince chiaramente che i valori forniti sono ben al di sotto della soglia limite prevista dall’Associazione Italiana degli Igienisti Industriali, la quale in mancanza di riferimenti legislativi in merito nel nostro Paese, acquisisce i valori limite che vengono stabiliti annualmente dall’ACGIH (American Conference of Governmental Industrial Hygienists).

 

  • Alla luce di quanto riportato nelle analisi del citato Laboratorio ECOSANITAS s.r.l. viste le concentrazioni davvero minime delle varie sostanze, l’ASL ha ritenuto che la situazione non rappresentasse un pericolo per la salute pubblica, pur riconoscendo l’esistenza del disturbo olfattivo dovuto alla presenza dei Mercaptani.

 

  • In data 3 gennaio 2011 i tecnici dell’ASL hanno effettuato presso l’Azienda una visita finalizzata alla supervisione delle procedure adottate per le lavorazioni in oggetto e delle rilevazioni ambientali effettuate nuovamente dal laboratorio incaricato dalla Ditta Lucchini S.p.A..

 

  • Le lavorazioni di pulizia delle vasche causa delle molestie olfattive dovrebbero essere ultimate; sarà cura degli Enti partecipanti al tavolo di cui sopra tenere monitorata la situazione al fine di evitare il ripetersi di tali eventi.

Bruni 91° su 106 sindaci, novantunesimi anche i cittadini di Como

CVD (Come Volevasi Dimostrare…) nella classifica che emerge dall’ indagine IPR sul gradimento dei sindaci il Bruni ne esce davvero a pezzi, ben 91° (novantunesimo!) su 106 sindaci di città capoluoghi di provincia, collezionando una perdita pari al -7,2 %.

E come sarebbe potuto accadere altrimenti, ci si chiederebbe?

Infatti il disastro governativo del Bruni e dalla sua orchestrina è sotto gli occhi di tutti: lo scandalo del muro in riva al lago e il relativo sperpero di soldi pubblici, la questione dell’area ex-Ticosa gestita in modo approssimativo e dilettantesco, le vicende del Sant’Anna, mostri vecchi e nuovi quali la “cattedrale-nel-deserto” che è divenuta il mega parcheggio di via Val Mulini che venne realizzato quando era chiaro che l’ospedale Sant’Anna si sarebbe trasferito, etc. etc.  etc.

Ma soprattutto una città completamente incartata, socialmente, culturalmente, imbruttita, invecchiata, che non dà prospettive ai giovani, che offre servizi sociali non all’altezza dei propri mezzi, una città fiacca che negli anni è di fatto arretrata e dove, ad indicatore di uno sviluppo sostenibile inesistente, la raccolta differenziata è tuttoggi un’incompiuta (ndr. ma questa è un’altra storia che merita un approfondimento che seguirà).

La questione però resta sempre nel manico e la responsabilità è della comunità dei cittadini di Como: il Bruni e la sua orchestrina sono democraticamente suoi figli, quindi quel 91° posto se lo “conquista” in realtà l’intera comunità dei cittadini di Como.

Un qualsiasi osservatore esterno delle vicende comasche si chiederebbe come, dopo aver verificato i pessimi risultati al termine del primo mandato (ben 5 anni, mica 5 giorni!) la maggioranza dei cittadini abbia deciso di rieleggerlo per la seconda volta di seguito, con un consenso persino superiore (56,2 %) a quello ottenuto al primo mandato (52,8 %).

Quello stesso osservatore sarebbe quindi indotto a chiedersi: i comaschi sono masochisti?

Oppure ci sono altre spiegazioni, e nel caso quali?

In realtà senza troppo sforzo riconoscerebbe come il Bruni si trovi perfettamente in linea sull’ “asse Formigoni-Berlusconi” (ndr. ricordiamo che il Formigoni ricopre illegalmente il ruolo di Presidente di regione), e comprenderebbe il 50% del problema.

Poi osservando attentamente  le alternative che si offrirono al momento delle elezioni  e che si continuano ad offre oggi alla cittadinanza comasca… comprende in fretta l’altro 50% del problema: lo scarso spessore dell’opposizione.

Comaschi di Como: auguri per un 2011 migliore, un 2011 in cui, nell’interesse generale, sarebbe meglio cominciare ad impegnarsi tutti a far crescere una nuova classe dirigente per il governo della propria città e del proprio territorio, una classe dirigente seria, capace, responsabile, onesta, senza ideologie, che lavori davvero solo e soltanto per i cittadini.

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