Video della serata bellanese di “Prima che diventi rifiuto”

“Prima che diventi rifiuto” è stata un successo, le circa 150 persone presenti in sala a Bellano hanno potuto assistere ad una conferenza insolita dove cittadini e amministratori pubblici si sono confrontati su un tema che li tocca da vicino e riguarda il futuro dei figli di tutti noi: la sostenibilità del nostro sistema di gestione dei rifiuti nell’ottica del risparmio delle risorse. Alessio Ciacci, ospite della serata e relatore principale, ha esposto i risultati conseguiti nel comune di Capannori (LU) dove lui è assessore all’ambiente, risultati frutto di impegno e dedizione da parte di un ragazzo eccezionale come Alessio, supportato da una giunta comunale e un sindaco che sanno guardare lontano. Era presente in sala anche Marco Molgora, dirigente Silea invitato alla serata per confrontare il modello di gestione dei materiali post consumo posto in essere a Capannori e il sistema a gestione integrata in uso in provincia di Lecco. Non sono mancate critiche da parte del pubblico a un modello di gestione viziato dalla necessità da parte dell’inceneritore di Valmadrera di “approvvigionamento carburante” per poter produrre corrente incentivata da denaro pubblico e incassare i “certificati verdi” ovvero 2.5-3 mln di denaro pubblico ogni anno. La tanto sbandierata “economicità” del sistema Silea è tale solo al netto degli incentivi pubblici, assorbe gli introiti che derivano dalla vendita dei materiali riciclati e non incentiva una raccolta differenziata “spinta” che genererebbe ulteriore cassa. Tale sistema mal si adatta a chi persegue una strategia volta ad azzerare i rifiuti. Marco Molgora dal canto suo ha manifestato la propria opinione volta alla necessita “di superare il modello basato sugli inceneritori”. Questo lascia ben sperare anche se sarebbe interessante sentire cosa pensano gli altri dirigenti Silea e soprattutto cosa hanno intenzione di fare i sindaci associati che la popolazione ha votato. Una domanda interessante e stata quella riguardante il riciclo delle plastiche dure che ora finiscono nell’indifferenziato: “Perché le plastiche dure vendute per riciclabili al 100% come il PP (n.5), non si riciclano”? La risposta desolata del dirigente Silea è stata: ”Perché la normativa indica che vengano riciclati gli imballaggi mentre le plastiche dure sono invece il contenuto degli imballaggi e cioè i beni venduti”. Una risposta che lascia a bocca aperta e da’ l’idea della filosofia demenziale, per non dire malafede, di chi scrive leggi simili: questa è una mossa che assicura carburante agli inceneritori e introiti derivanti dal sempre più scarso e prezioso denaro pubblico limitando nei fatti la raccolta differenziata che può e deve diventare totale. Non è più tempo di stare zitti di fronte a ciò che sta succedendo, il confronto tra il modello Capannori che trae introito dalla vendita dei materiali post consumo, che aumenta l’occupazione in attività utili alla collettività, che riduce la produzione di rifiuti considerandoli come beni e non scarti, stride fino alle scintille in confronto con la vecchia filosofia “usa e getta” dell’incenerimento. Una filosofia frutto di un approccio alle risorse arrogante e superficiale che ormai ha fatto il suo tempo. Non possiamo spendere soldi per pagare la distruzione di materiali che possono essere riutilizzati, farlo è sciocco e stiamo, per giunta, diventando più poveri… questa è la realtà! Dobbiamo continuare la nostra battaglia contro questi mostri resi ormai inutili dalle raccolte differenziate spinte e da nuove tecnologie di riciclo della (ben poca) frazione non riciclabile. Chiudere la stagione fallimentare dei termodistruttori significherà contribuire a risolvere il problema dei costi di smaltimento, dei posti di lavoro, delle emissioni di CO2 e dello spreco di risorse che dovremmo condividere con le future generazioni. Mentre aspettiamo che la politica centrale e locale faccia pace col buonsenso non dobbiamo mollare, tutti noi dobbiamo contribuire, a seconda delle nostre capacità, per riportare chi ci amministra sulla retta via.

Ecco il video della serata, diviso in 5 parti delle quali riportiamo la prima, buona visione.

Il “Pensiero Unico”

Siamo in guerra.

In guerra contro un nemico invisibile che si annida nelle teste di chi ci governa, siano essi esponenti del PDL o del PD.

Un nemico subdolo perché capace di spacciarsi per soluzione a problemi che esso stesso crea e che ha inquinato le menti degli elettori oltre a quelle degli eletti.

Il nome di questo spettro è: “Pensiero Unico”.

E’ lui che muove le leve del potere, che dirotta il denaro pubblico dove non dovrebbe andare e che mette in azione la polizia contro i cittadini.

In queste ore il braccio armato del “Pensiero Unico” è in azione in Val di Susa.

E’ nel suo nome che i manganelli picchiano e che i lacrimogeni vengono sparati.

Il problema non è il TAV, il ponte sullo Stretto o altre cose, ma questo pensiero che ci fa giustificare tutto in nome del mercato, del profitto sempre di pochi, del danno sempre per molti e che fa apparire giusto ciò che invece dovrebbe suonare come una bestemmia in chiesa.

Chi ci ha trasformato in stupide marionette prone al potere economico?

Dobbiamo porci questa domanda o non usciremo mai da questa spirale di violenza contro l’ambiente, contro il futuro del pianeta, contro i nostri figli e, in ultima analisi, contro noi stessi.

Il “Pensiero Unico” giustifica tutto purché sia in nome di quel demone chiamato denaro.

Come tutti i demoni ha molti nomi: “progresso”, “crescita economica”, “PIL”… ma lo si smaschera facilmente perchè tende a mettere l’uomo al servizio del denaro e non viceversa come si dovrebbe.

Nessun politico ha il coraggio, la voglia e la convenienza a combatterlo… né la destra, né l’altra destra, né il centro-destra, né il centro, né il centro-sinistra.

Sono tutti uguali: tutti paladini del “Pensiero Unico”.

E allora la parola d’ordine è “costruire”! In nome del “partito del fare”! “Costruire per dare posti di lavoro”. Come se ai nostri politici interessassero i posti di lavoro… dov’erano quando tutte le industrie fuggivano in Cina? Hanno fosse alzato un sopracciglio? Hanno preso un provvedimento? Nulla.

E allora per “rilanciare l’economia”si costruiscono “infrastrutture per lo sviluppo del paese”: spesso opere costosissime a tal punto che sarebbe stato meglio pagare gli operai per stare seduti al bar: stesso stipendio, meno costi per la mancata remunerazione dei profitti e niente danni all’ambiente (la nostra casa) coi costi futuri che ciò porta con sé. E soprattutto niente debiti.

Distruggere l’ambiente per avere uno stipendio è come prendere a mazzate la propia casa. Lo fareste voi? Se qualcuno vi desse 100 euro al giorno per prendere a mazzate la vostra villetta o appartamento, lo fareste? Ovviamente no perchè alla fine del lavoro sareste senza casa e dovreste spendere i soldi guadagnati per comprarne un’altra. Sciocco, vero? Beh certo! Eppure noi lo stiamo facendo da anni e costruiamo in continuazione come se vivessimo in una giungla priva di tutto ciò che è necessario per vivere in maniera civile.

Nessuno politico si è ancora accorto che il concetto di sviluppo va rivisto, che la gente non acclama più il ponte, la strada, il viadotto e la galleria come modi di affrancarsi dalle fatiche passate e di progredire. Sempre di più la gente vede in queste infrastrutture un pericolo per il proprio benessere, per la propria salute e per il proprio borsellino.

Il concetto di sviluppo deve essere concepito come lo sforzo teso a consentire a tutti di accedere alla conoscenza, alla felicità, ad una vita in armonia con la natura oltre che a un’equa distribuzione delle risorse.

Tutto ciò si otterrà quando faremo nostro il concetto di “decrescita felice”.

Quanti scontri tra cittadini e polizia dovremo ancora vedere prima di capire questo?

Vincitori e vinti

Quattro Sì.

Una disfatta per quei politici che pensavano di essere “i principi” dell’Italia e una vittoria per la gente. I politici sono precipitati nella realtà in un giorno e mezzo, si sono resi conto che in Italia comanda il popolo e loro sono solo dei dipendenti statali pagati (troppo) per amministrare il paese.

L’acqua è un bene comune e tale è rimasto.

Lo è rimasto in barba ai furbetti, alle società multiutility colluse con la politica, allo IOR, alle multinazionali col cappello in mano e ai partiti trasformisti che dicono NO “ma anche” Sì.

Il nucleare non lo vogliamo e lo abbiamo ribadito.

Spiace un po’ per il povero Veronesi che ci aveva (ri)messo la faccia con quel suo bel sorriso a 78 denti. Lui era pronto a portarsi le scorie radioattive in camera da letto pur di veder costruire una centrale nucleare per il progresso del nostro paese, talmente era “affascinato”, come lui stesso disse, dal neutrone che bombarda l’atomo. Un innamoramento senile per una tecnologia sua coetanea, una specie di tardiva manifestazione di quell’amore per la cugina che tutti (o quasi) abbiamo provato. Non prendertela Umberto, stai tranquillo, rimangono gli inceneritori a provocare il cancro per cui non ti mancherà il lavoro e poi potrai sempre aprire una filiale a Fukushima, lì c’è molto da fare.

Spiace per la povera Prestigiacomo, improbabile ministro dell’ambiente che si era perfino rovinata la messa in piega indossando il caschetto antinfortunistico per promuovere il nucleare in quel di Flamanville.

Spiace per il povero Scaiola, talmente determinato a favorire le centrali americane da non accorgersi che gli stavano comprando un appartamento.

Spiace per il nostro amato cavaliere talmente determinato a favorire le centrali francesi da privare il suo vulcanico governo di un personaggio di spicco come Scaiola. Non prendertela Silvio, sappiamo che a te interessava il “legittimo impedimento”, mentre il resto è solo una gran seccatura, ma con tutti gli avvocati che hai in parlamento stai tranquillo che ne inventeranno un’altra.

Spiace per il povero Chicco Testa… lui aveva speso anima, corpo e tutto il neurone che aveva, pur di promuovere il nucleare. Chicco! Lascia perdere l’atomo! Ritirati in un bel posticino e goditi i soldi! Puoi acquistare una bella villetta vicino ad una centrale atomica in Francia e darti alla pesca. Lì starai bene! Ti procuri una cannetta e via! Il Forum nucleare, che tanto ti ha assorbito, si può sempre modificare in “Forum della scardola nucleare” e lì potrai mettere on-line le foto dei pesci che prenderai. Lascia stare l’energia, dài! Su con la vita! W la pesca!

Facciamo un bell’applauso a questi personaggi “diversamente vincenti” e un “in bocca al lupo” per il loro prossimo futuro da pensionati sperando che gli eredi siano migliori.

Il Patto dei Sindaci

In questi mesi è in discussione nei consigli comunali l’adesione al “Patto dei Sindaci”, un’iniziativa partita dalla Comunità Europea e volta a mettere in atto provvedimenti seri e pratici per combattere il riscaldamento climatico detto “effetto serra” o “Global warming”.

Gli scienziati dell’IPCC hanno confermato da tempo che il riscaldamento climatico è causato dall’abuso di combustibili fossili e dal disboscamento eccessivo. L’innalzamento del livello di anidride carbonica nell’atmosfera sconvolgerà il clima che ha garantito la vita sul nostro pianeta così come la vediamo da 600mila anni ad oggi. Il livello ottimale della Co2 si era stabilizzato naturalmente sul livello ideale di 280 ppmv (parti per milione in volume) e oggi siamo arrivati a oltre 390 ppmv e tale livello aumenta di 2 ppmv all’anno. Cosa accadrà? Il surriscaldamento dell’atmosfera e il conseguente clima violento renderanno difficili l’agricoltura e l’approvvigionamento di acqua potabile creando fenomeni migratori epocali… lo si sa dai tempi del famoso rapporto segreto del Pentagono commissionato dall’amministrazione Bush e manomesso da Philip Cooney, il quale è poi passato, dopo lo scandalo, da una poltrona dell’amministrazione americana a una di dirigente della compagnia petrolifera Exxon Mobil.

L’iniziativa “Patto dei Sindaci” è l’evidenza del fatto che la UE si è accorta che per combattere l’effetto serra è necessario partire dagli enti locali perchè è proprio da lì che, mettendo in atto comportamenti virtuosi, si inizia a creare quell’ “altro mondo possibile” del quale la nostra società ha bisogno.

Una bella iniziativa, non c’è che dire, ma tardiva perché andava posta in essere nel 1997 quando si firmò il “Protocollo di Kyoto” e invece si è perso tempo in bisticci di interesse legati ai soliti egoismi di bottega… i politicanti hanno giocato col destino dei nostri figli. Non è la prima volta che succede ma stavolta la questione è grave. Non ha fatto bella figura neppure l’Italia e i politicanti nostrani si sono distinti a Copenaghen per piccinerie di vario genere tese ad accontentare quei potentati economici che tirano i fili a cui sono attaccate braccia e gambe della nostra classe politica, la quale, fino a ieri, definiva il riscaldamento globale come una fantasia se non addirittura positivo.

Forse a Bruxelles qualcuno si è reso conto che il tasso di estinzione delle specie viventi è di 100-1000 volte più elevato del solito, forse si sono accorti che, di questo passo, è prevista per il 2020 una catastrofe climatica per il nostro pianeta. Firmare protocolli non serve se poi non si fa nulla!

Cosa debbano are le amministrazioni comunali di fronte a questa sfida è molto semplice: prendere esempio dai “comuni virtuosi” dove non si fanno ordinariamente cose straordinarie ma semplicemente si fanno straordinariamente le cose ordinarie.

I nostri sindaci saranno capaci? Saranno all’altezza di questo compito o si limiteranno a “far vedere che si fa” per prendere qualche finanziamento? Faranno qualche cosetta da inaugurare in pompa magna per fare un po’ di greenwash prima delle elezioni saltando le cose che contano col pretesto della carenza di fondi? Lavoreranno per il bene comune o giocheranno?

I provvedimenti da mettere in atto saranno radicali e toccheranno tutti quei capitoli che formano la gestione ordinaria di un territorio: rifiuti, mobilità, edilizia, energia…

Bisognerà avere un occhio volto alla riduzione della Co2 e alla sostenibilità in ogni progetto che si troveranno ad affrontare, proprio quello che i nostri sindaci non hanno mai fatto.

Sarà necessario divorziare dall’amatissimo inceneritore (grande emettitore di Co2) che ti leva dalle scatole i rifiuti comodamente e con un costo che i cittadini non attribuiscono alle amministrazioni: costi alti ma zero rischi di perdere voti. Al loro posto si dovranno implementare sistemi meno costosi, più ecologici, più etici, più salubri, più logici e che creano più posti di lavoro come quello in funzione a Vedelago (TV) con raccolte differenziate spinte e sistemi a vendita diretta dei materiali post-consumo. Se riflettiamo bene scopriamo che è sciocco pagare altri per farci portare via dei materiali che abbiamo pagato, hanno un valore e che altri rivenderanno o bruceranno. I rifiuti sono una risorsa e non uno scarto da bruciare. Qualcuno a Capannori (LU) ha capito questo concetto prima degli altri e tramite un consorzio intercomunale vende la carta ricavandonone un introito pari a circa 7 euro/annui procapite.

Bisognerà impostare una politica volta alla riduzione dei rifiuti come la promozione dei pannolini lavabili (pannolini usa e getta per un bimbo=taglio di 10 alberi di alto fusto), delle mooncup, promuovere il vuoto a rendere, i detersivi alla spina, ecc. ecc.

Bisognerà utilizzare gli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti non riciclabili per produrre gas, recuperare un’ultima frazione riciclabile e rendere inerte il rimanente.

Bisognerà stimolare gli acquisti verdi (carta riciclata, bio-plastiche, detersivi biodegradabili venduti alla spina, bevande in vuoto a rendere…), organizzare mense scolastiche con prodotti a km zero e da agricoltura e allevamento biologici.

Bisognerà mettere in pratica le direttive sulla classificazione e certificazione energetica degli edifici sia di nuova costruzione che in ristrutturazione e qui saranno dolori perché i cittadini, da sempre sotto-informati su queste cose, potrebbero non votare più il sindaco che introduce queste “nuove” direttive datate 1991 che costano… Servirà lavorare… fare riunioni, parlare con la gente e sensibilizzare. La gente, una volta sensibilizzata, si chiederà perché abbiano aspettato così a lungo a fare il salto di qualità.

Bisognerà investire in illuminazioni pubbliche più efficienti invece di buttare soldi in rotonde stradali condite con stupidi ammennicoli di nessuna utilità: Illuminazioni a LED, con sensori di passaggio in modo che le luci rimangano spente quando non passa nessuno.

Bisognerà incentivare la mobilità pubblica sacrificando quella privata, smettendo di costruire parcheggi o inventare non-soluzioni stile ecopass.

Le amministrazioni provinciali, regionali e il governo faranno la propria parte per creare un panorama legislativo favorevole? Non sembra: la privatizzazione obbligatoria della gestione dei rifiuti a partire dal 1° gennaio 2012 non aiuta gli efficienti consorzi intercomunali e porta dalla parte opposta di una gestione virtuosa dei beni comuni.

I nostri sindaci saranno in grado di onorare il Patto dei Sindaci? Saranno in grado di vincere la loro pigrizia? Saranno in grado di fare domani tutto quello che non hanno mai saputo fare fino a ieri?

Servirà far di necessità virtù in quanto la posta in gioco è altissima e non possiamo più permetterci di giocare perché dalle scelte di oggi dipendono le condizioni in cui lasceremo il pianeta ai nostri figli: passeremo alla storia, nel bene o nel male… su questo non ci sono dubbi e sta a noi scegliere a quale categoria di eroi appartenere.

La società umana ha dimostrato di saper superare crisi di ogni tipo: guerre, carestie, epidemie, crisi finanziarie… ma non sarà in grado di sopportare il collasso della biodiversità causato dal “Global warming” e la conseguente improvvisa mancanza dei suoi servizi ecosistemici: capacità di auto depurazione di acqua e aria, fertilità dei suoli… insomma cibo e vita.

Abbiamo bisogno di menti nuove, di entusiasmo, di giovani sindaci slegati dalle direttive dei partiti.

Abbiamo bisogno che i cittadini riprendano in mano i loro comuni.

Abbiamo bisogno di democrazia partecipata.

Abbiamo bisogno di sindaci virtuosi che creino comuni a 5 stelle.

PrealpiLombarde5Stelle.org intervista Marco Boschini

Marco Boschini è una persona che non ha bisogno di presentazioni: intervistato di recente dal programma “Report” e apparso in TV anche nel salotto di “Parla con me” condotto da Serena Dandini, Marco Boschini è assessore nel comune di Colorno (PR) nonché Coordinatore dell’associazione “Comuni Virtuosi”.

Egli è indicato come il simbolo di un’avanguardia di amministratori pubblici che hanno fatto della sostenibilità ambientale, della sobrietà e della decrescita una filosofia di gestione pubblica. Persone come lui stanno dimostrando che si può amministrare conciliando risparmio e sviluppo umano senza distruggere il patrimonio ambientale che dovremo lasciare in eredità ai nostri figli.

PL5S.org.: Egr. Sig. Boschini, siamo un comitato di cittadini lombardi che credono nella cittadinanza attiva e Le proponiamo un’intervista sui temi che a nostro avviso sono le priorità per una vera politica che sia svincolata da ideologie ormai defunte e fuori dagli schemi basati su simpatie “di bandierina”. Come Lei già sa, siamo dei semplici cittadini incensurati.

Partiamo dalla prima priorità: L’ Ambiente.

Sui manifesti e sugli opuscoli elettorali che circolano in quantità industriali prima delle elezioni, si vede molto spesso la parola ambiente associata al turismo, allo svago e all’economia che tutto ciò si porta dietro. Forse è anche per questo che il concetto di ambiente per i nostri amministratori si riduce per lo più alla piantumazione di qualche albero nei giardinetti. Viviamo nel giardino d’Europa, l’Italia, e secondo Lei:

“Cosa significa per un amministratore virtuoso rispettare l’ambiente?”

M. B.: ”Attivare pratiche concrete di sostenibilità ambientale, “aggredendo” i progetti che sono sul tavolo di tutte le amministrazioni comunali: rifiuti, mobilità, energia, nuovi stili di vita, partecipazione e gestione del territorio.

I comuni possono cambiare il corso delle cose, riducendo la propria impronta ecologica e dare il buon esempio ai cittadini.

PL5S.org.: I problemi energetici, ambientali, sociali e occupazionali si possono considerare collegati tra loro e sono un’urgenza impellente per il nostro paese che la politica sembra prendere in considerazione solo nei ritagli di tempo portando avanti soluzioni  prese di fretta, senza un’adeguata informazione e spesso con la pretesa di risolvere problemi nuovi con soluzioni vecchie. Nell’attesa che persone più illuminate si insedino nelle sale del governo, secondo Lei:

“Cosa deve fare un amministratore virtuoso per “fare la propria parte?”

M. B.: ”Tagliare la bolletta energetica del comune intervenendo sugli edifici pubblici per l’efficienza e il risparmio energetico; approvare allegati energetici ai regolamenti urbanistici che impongano la ristrutturazione e la costruzione di abitazioni ed edifici vari secondo i criteri della bioedilizia e autoprodursi l’energia con fonti rinnovabili per consentire alla comunità di diventare indipendente energeticamente.” 

PL5S.org.: Le “normali” amministrazioni lamentano problemi economici e con questo alibi giustificano la loro mancanza di slanci.

“Come avete fatto voi a Colorno a superare questo tipo di problema? Siete forse ricchi?”

M. B.: ”I  progetti che migliorano l’ambiente spesso consentono alle amministrazioni, come nel nostro caso, di risparmiare risorse economiche. Non si spende di più, è vero anzi il contrario!”

PL5S.org.: E’ tristemente nota a tutti ormai la perenne emergenza rifiuti a Napoli (e non solo a Napoli) e gli inceneritori (definiti termovalorizzatori) sono spacciati come l’unica sana pratica per risolvere definitivamente il problema. Ci dica la Sua opinione in proposito.

“Come trattate i materiali post consumo a Colorno?”

M. B.: “Gli inceneritori sono il passato, e purtroppo la politica italiana (di destra e di sinistra) vede in queste macchine della morte l’unica strada percorribile per affrontare la questione rifiuti. Noi invece lavoriamo per la riduzione alla fonte (pannolini lavabili, acqua del sindaco, prodotti sfusi, riuso e recupero dei materiali post-consumo) il tutto accompagnato da una raccolta differenziata porta a porta spinta, con l’introduzione della tariffazione puntuale che va a premiare i cittadini virtuosi”.

PL5S.org.: un’altra nostra priorità è L’Acqua, ed è da intendersi come acqua pubblica, a questo punto Le chiediamo:

“Che senso ha, secondo lei, privatizzare il servizio idrico? Cosa dovrebbe fare un comune virtuoso per resistere a questo nuovo attacco ai beni comuni?”

M.B.: “Non si può e non si deve privatizzare anche l’acqua, non ha alcun senso se non quello di consentire affari d’oro ai soliti noti. I comuni devono battersi, come abbiamo fatto in molti dei nostri comuni, modificando lo Statuto comunale e inserendo l’acqua come bene primario della comunità, appoggiando e sostenendo i referendum prossimi venturi, sempre che questo Governo eversivo non si inventi qualche artifizio per farli saltare.”

 PL5S.org.: Un capitolo dolente del nostro paese si chiama sviluppo, una parola usata, abusata e spesso abbinata al PIL:

“Ha senso parlare ancora di PIL? Che tipo di sviluppo lei metterebbe in atto nell’Italia del 2011? Da dove partirebbe e con quali obiettivi?”

M.B.: ”Nessuna forza politica al momento mette in discussione la crescita infinita e lo sviluppo per come lo conosciamo, con tutti i disastri che ha creato negli ultimi anni rispetto al territorio. I Comuni virtuosi stanno dimostrando però che è possibile invertire la rotta, che fare scelte di buon senso e sobrietà migliora la qualità della vita delle persone, riducendo al contempo l’assurdo assunto che ci vedrebbe tutti impegnati a produrre, consumare, buttare sempre più in fretta e senza limiti…”

PL5S.org.: Qual’è la sua visione di una “connettività” efficace, connettività è una parola poco usata che racchiude in se termini come comunicazione, informazione, partecipazione…

“Come dovrebbe essere la connettività in un comune virtuoso?”

M.B.: “La connettività in un comune virtuoso significa consentire a tutti i cittadini di navigare liberamente e senza limiti in rete, intervenendo con forme incentivanti e serate informative per avvicinare internet alle fasce più deboli e comunque “lontane” a questa tecnologia (soprattutto gli anziani).”

PL5S.org.: Un altro capitolo fondamentale della nostra società sono i “trasporti”, sappiamo quanto sia tossico e congestionato il traffico nel nostro paese e l’entità dei costi che le infrastrutture necessarie richiedono, per cui Le chiediamo:

“Come dovrebbero essere organizzati i trasporti del futuro… o è il caso di dire “del presente”? Da dove Lei comincerebbe a costruire una nuova mobilità? Servono altre infrastrutture nel nostro paese?”

M.B.: “Al nostro Paese serve una classe dirigente degna di questo nome, che predisponga un serio programma per una mobilità davvero sostenibile ed efficiente. Non servono nuove infrastrutture, serve una colossale opera di manutenzione straordinaria delle infrastrutture esistenti, ampliando e migliorando il trasporto pubblico e collettivo, facendo però in modo che i mezzi siano in orario, puliti, flessibili e dentro ad una filiera di sostenibilità che consenta ai cittadini di rinunciare all’auto privata.”

PL5S.org.: Abbiamo quasi finito ma non vogliamo lasciarla senza una domandina cattiva. Lei è coordinatore dell’associazione “Comuni virtuosi”:

“Le sembra normale che esista un’associazione dei “comuni virtuosi”? Secondo lei sono “virtuosi” i comuni dell’omonima associazione o negligenti tutti gli altri? Cosa frena lo slancio dei nostri amministratori nella voglia di cambiare il mondo inseguendo un’utopia da trasformare in realtà, volontà che ogni politico dovrebbe avere in sé?

M.B.: In  un Paese normale un’associazione come la nostra non esisterebbe affatto, passiamo per supereroi ma siamo persone normali, piene di difetti, che però entrano nelle istituzioni locali da cittadini, mettendo in campo con umiltà e concretezza le proprie idee, emozioni, progetti.

A livello locale l’ostacolo più grande è quasi sempre la pigrizia degli amministratori, man mano che si sale nella scala gerarchica delle istituzioni entrano però in gioco interessi, speculazioni, affari…”

PL5S.org.: Le amministrazioni locali da noi stanno vivendo un boom della Lega Nord, più per effetto di abile demagogia che reali meriti e le amministrazioni avverse sono per lo più formate da liste civiche PD con l’appoggio di liste di SX e indipendenti.

Si vive in una specie di perenne guerra con la Lega Nord e i provvedimenti messi in atto sono sempre all’ordine dell’ ”accontento un po’ tutti per non sbagliare”.

Questa politica di bassa lega ridotta a bisticci di bandierina porta a non sbilanciarsi su nulla e più che un sentiero per cavarsela dai guai sembra un’autostrada verso il fallimento.

“Qual’è la Sua opinione in proposito?”

M.B.: ”Il PD è spesso bersaglio di tutti i soggetti, istituzionali e non, che stanno dalla parte opposta di questo Governo folle che sta portando il Paese alla deriva. Non voglio fare polemiche o il piccolo Renzi della situazione: è però evidente che l’attuale classe dirigente nazionale del Pd come di gran parte dei partiti presenti fuori e dentro il Parlamento è da pensionare… La politica di professione non può funzionare, in questo concordo con quanto dice da anni l’amico Beppe Grillo, due mandati e a casa!”

PL5S.org.: Lei è intervistato dalle TV ed diventato un esempio di amministratore virtuoso:

“Non crede che una amministrazione “virtuosa” sia la strada giusta per mettere in serie difficoltà le opposizioni politiche?”

M.B.: ”Noi non vogliamo mettere in difficoltà nessuno, gran parte delle nostre amministrazioni hanno sindaci del PD, ma anche alcuni del centro destra. Il buonsenso non è né di destra né di sinistra. Continuiamo a testa bassa il nostro lavoro, il virus lentamente si sta diffondendo e il cambiamento è già in atto, dal basso.”

PL5S.org.: Un’ultima domanda:

“Alcuni di noi hanno aderito al Movimento 5 stelle, qual’è la sua opinione su questo movimento ?”

M.B.: ”E’  un movimento di cittadini, che ha portato una ventata generale di rinnovamento, avendo soprattutto il merito di aver obbligato la politica istituzionale ad affrontare temi importanti altrimenti confinati nel dimenticatoio. Molte delle idee e dei progetti che intendono realizzare sono i progetti che noi abbiamo già realizzato in giro per l’Italia in questi anni. Penso che sia un bel movimento e spero vivamente che riesca anche a distinguere il bene dal male, ciò che funziona da ciò che va cambiato…!”

PL5S.org.: La salutiamo e le auguriamo buon lavoro.

LIERNA: Centrale a Biomassa. La storia finita?

Ancora non lo sappiamo se possiamo tornare a dormire tranquilli qui a Lierna. I presupposti ci sono, manca solo la parola FINE.

Al consiglio comunale di sabato scorso 26 marzo, all’interrogazione della minoranza il nostro sindaco ci ha dato la risposta che aspettavamo da tempo “senza i finanziamenti della regione non si farà”. Bella notizia davvero, perché  Provincia e  Regione hanno già detto “NO” ben due volte. L’ultima bocciatura è quella datata 7 marzo 2011 firmata dall’Ing. Canali, responsabile del procedimento della Provincia di Lecco.

I dettagli che spiegano le motivazioni non sono poca cosa. Entriamo nel merito:

Primo: Vantaggi per chi?

Si boccia non perché mancano i fondi, come qualcuno ha detto, ma perché “il progetto richiesto a contributo non comprende elementi che ne evidenziano la pubblica utilità essendo tali elementi (la rete di teleriscaldamento) rinviati ad una successiva fase progettuale e realizzativa”. Quindi le opere per cui è richiesto il contributo “non soddisfano il requisito di pubblica utilità richiesto dal bando”. Questa era la stessa critica mossa dalla minoranza e dal Comitato No alla Centrale, anche in occasione della conferenza/dibattito del 25 febbraio scorso quando è stato ripetutamente chiesto di spiegare quali sarebbero stati i vantaggi per i cittadini.

Secondo: Chi paga?

Il Comune di Lierna aveva allegato le manifestazioni d’interesse di tre privati per il finanziamento della somma non coperta dalla regione, ma la provincia rileva che non è stato presentato un piano finanziario dettagliato come richiesto, e “allo stato attuale non si è quindi in grado di determinare se l’intervento proposto sia, nel suo complesso, finanziariamente sostenibile o meno.”

Anche su questo punto minoranza e Comitato avevano espresso molte perplessità. I finanziamenti concessi avrebbero infatti coperto solo un terzo del costo stimato pari a 12 milioni di euro. Ciò significa che l’investimento dell’eventuale privato sarebbe stato piuttosto significativo. Ovviamente un privato non si assume spese e rischi ingenti per niente, a meno sia un benefattore. E qui nascono le nostre preoccupazioni.

Terzo: Tempi.

Il verbale della Provincia spiega che le disposizioni attuative della misura di finanziamento prevedono 15 mesi di tempo decorrenti dalla data di comunicazione del provvedimento di ammissione a finanziamento per la realizzazione dell’opera. “Allo stato attuale non sono state fornite evidenze relative al rispetto di tali termini per la realizzazione dell’intervento (…) non è stato fornito quanto richiesto, ovvero un crono programma relativo alla tempistica di esecuzione del progetto.”

Quarto: Autorizzazioni.

Si legge che “La documentazione allegata alla domanda di contributo non è sufficiente a garantire le disposizioni di bando di finanziamento in quanto ad oggi, data di chiusura dell’istruttoria, il progetto non è in possesso del permesso di costruire o di un atto avente i medesimi effetti.”

Quinto: Il materiale.

Su questo punto i tecnici della Provincia praticamente ribadiscono quanto sostenuto fin dall’inizio dai cittadini del Comitato e dalla minoranza, e recentemente anche dalle voci autorevoli della presidente di Legambiente Costanza Panella e del Prof. Giancarlo Chiesa, ordinario di fisica tecnica ambientale al politecnico di Milano: il materiale idoneo non è reperibile in loco.

Testualmente: “ Si ritiene che, ad oggi, il comune di Lierna non ha documentato l’oggettiva possibilità di reperire il materiale necessario al funzionamento dell’impianto. (…) si ritiene che il Comune abbia progettato un impianto che risulta, dai dati oggi forniti, sovradimensionato rispetto all’effettiva disponibilità di combustibile.”

Sesto e ultimo: Il Progetto non è finanziabile perché  “le iniziative volte a fornire servizi essenziali per il tessuto produttivo e sociale delle aree rurali sono finanziabili se i destinatari del servizio sono in prevalenza occupati nel settore primario o membri della famiglia agricola e quindi che le attività agricolo-forestali e quelle ad esse connesse (ambiente, agroindustria, turismo rurale..) ne ricevano un concreto beneficio.”

Le ragioni del NO fornite dalla Provincia ci sembrano quindi ben fondate e articolate. Tanto sensate quanto quelle espresse da Costanza Panella e dal Professor Chiesa durante la già citata conferenza.

Sono le ragioni del SI’ che ci sembrano deboli. Mi riecheggiano continuamente in testa le parole del sindaco che risponde alla domanda “perché a Lierna?” “perché sono il sindaco di Lierna, se fossi il sindaco di Tokyo la farei a Tokyo” (per correttezza chiariamo che è successo prima della tragedia terremoto-tzunami-nucleare)

Ciononostante il Comune di Lierna, non soddisfatto dalle motivazioni della Provincia, ha ripresentato le proprie memorie scritte per ridefinire la propria posizione.

A questo punto ci sembra poco plausibile che Provincia e Regione rivedano le loro valutazioni.

Attendiamo quindi fiduciosi la parola FINE pronunciata dai nostri amministratori.

I costi della non-politica

I costi della politica sono molto alti nel nostro paese, basti pensare che dei carrozzoni inutili come le province ci costano, secondo il comitato promotore dell’abolizione delle province, la bellezza di 10 miliardi di euro all’anno solo per le spese correnti e si arriva addirittura a oltre 20 miliardi se si considerano le spese in conto capitale (http://www.aboliamoleprovince.it/blog/?page_id=4).

Anche il neonato (rigenerato, riciclato…chiamatelo come volete) partito di G. Fini si è espresso contro il mantenimento delle province e abolendole, secondo i suoi conti, sembra si possano risparmiare circa 2,5 miliardi all’anno riassumendo i dipendenti provinciali nell’apparato statale (http://www.generazioneitalia.it/2010/05/18/quanto-si-risparmia-sul-serio-abolendo-le-province/).

Decidete voi a chi credere tra questi due estremi, ma una cosa è certa: stiamo sprecando denaro.

Se stimiamo in circa 4000 euro lordi lo stipendio di un infermiere oppure di un insegnante, potremmo pagare, con la cifra di 2,5 miliardi citata da “Generazione Italia”, circa 48mila lavoratori.

Se invece decidessimo di assumere dei medici ospedalieri, il cui stipendio potremmo stimare in 6000 euro lordi al mese, potremmo assumere 32mila dottori. Sappiamo tutti quanto c’è bisogno di lavoro e quanto sono lunghe le ora passate al pronto soccorso col bimbo che piange perché: “E’ sabato sera e c’è solo un medico…”.

Non sappiamo come possano dormire con la coscienza a posto quei partiti come la Lega Nord e il PDL che tanto difendono le province… vien da pensar male.

Siccome “a pensar male si fa peccato ma si indovina” continuiamo con i nostri conti della serva.

Un altro centro di costo non indifferente sono gli stipendi dei politici: girano (è un verbo che ripeteremo apposta) parecchie cifre sul giro di denaro che alimenta la “gola profonda” di deputati e senatori e, a ripeterlo troppe volte, girano anche un po’ le “palle”.

Sorvoliamo quindi sugli introiti dei nostri onorevoli “mangia-rigatoni” di piazza Montecitorio e passiamo oltre.

E’ interessante anche rilevare la levata di scudi bipartisan dei consiglieri regionali piemontesi che sono stati costretti ad ascoltare dalla bocca di Davide Bono la proposta blasfema (promossa dal MoVimento 5 Stelle e dal gruppo della Sinistra unita) di ridurre il loro compenso del 50%, portandolo così a 3000 euro netti al mese, invece della ridicola riduzione del 10%. Guadagnare SOLO 3000 euro netti al mese?! Giammai!

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1652329&codiciTestate=1

Quando tocchi il portafogli crollano le ideologie (cosa facile, non ci sono) e la “Casta” si manifesta in tutto il suo splendore: tanti zio Paperone con i soldi degli italiani.

Tale proposta, una vera “bestemmia in chiesa”, è stata ovviamente bocciata e definita “populistica e demagogica”,

bene… vediamo a quanto ammonta il NON populismo della casta regionale:

in Italia ci sono 1117 consiglieri regionali, se togliamo i 4 del MoVimento 5 stelle che si sono già auto-ridotti lo stipendio a 2500 euro netti al mese (cifra stabilita democraticamente dall’assemblea delle rispettive basi) rimarrebbero 1113 consiglieri che costano mediamente circa 6500 euro/mese netti ciascuno per un totale di oltre 86 milioni all’anno. Dimezzando gli stipendi si potrebbero liberare risorse per 43 milioni l’anno coi quali potremmo pagare circa 2200 insegnanti elementari.

Tutto questo senza muovere un dito, senza mettere in moto un solo neurone, soltanto con un po’ di sobrietà. Di certo non siamo al livello del famoso “milione di posti di lavoro” ma noi non siamo bravi come Berlusconi.

Come non parlare poi dei rimborsi elettorali, che il MoVimento 5 stelle ha rifiutato, i quali sono un vero e proprio investimento che rende parecchio di più delle cifre spese per le campagne elettorali.

Come tutti sappiamo il referendum dell’aprile 1993 ha abrogato il finanziamento pubblico ai partiti con il 90,3% dei voti espressi a favore dell’abrogazione.

Con quello che può moralmente definirsi come uno dei più grandi tradimenti del volere popolare, nello stesso dicembre 1993 il Parlamento aggiorna (con la Legge 515/1993) la già esistente legge sui rimborsi elettorali, definiti “contributo per le spese elettorali”, subito applicata in occasione delle elezioni del 27 marzo 1994 e per l’intera legislatura vengono erogati in unica soluzione 47 milioni di euro. In pratica, aggirando il referendum e modificando un paio di definizioni i partiti tornano a appropriarsi impunemente e legalmente del denaro dei cittadini. Ma la storia prosegue e con una serie di leggi e successive modifiche si reintroduce di fatto il finanziamento pubblico ai partiti.

Un buon approfondimento lo si può trovare su http://pinocho.splinder.com/post/22010183/scandalo-rimborsi-elettorali-cosi-i-partiti-derubano-il-paese

Ecco una tabella riassuntiva (in euro) del risultato di questo capolavoro finanziario a nostro danno:

Per concludere potremmo dire che i costi della politica sono facilmente conteggiabili e traducibili in minori servizi e meno posti di lavoro ma esiste anche un altro costo della politica che è quello della non-politica.

La non-politica è tutto quel dovere non compiuto dai parlamentari: le leggi non-fatte per compiacere le lobbies (come Confindustria che non ha mai smesso di fare la “lotta di classe”), la politica dell’odio razziale, la politica della paura, la disinformazione atta a mantenere le cose come stanno e mille altri modi per non-fare.

Sono ormai parecchi anni che siamo non-governati, che i vari ministri operano contro i ministeri che vengono affidati loro: come non ricordare il ministro dell’ambiente Prestigiacomo che pontifica a favore delle centrali nucleari

(lo sanno anche i bambini che le centrali nucleari sono paragonabili a delle centrali a gas a ciclo combinato per emissione di CO2 se si considerano tutti gli annessi e connessi e che l’uranio è in via di esaurimento) e che “rema contro” i provvedimenti sul clima proposti a Copenhagen dall’ UE…; oppure il ministro dell’istruzione Gelmini che colpisce la scuola pubblica… tutti adducendo motivazioni di carattere economico.

Uno stato NON è un’azienda e i servizi che paghiamo con le nostre tasse NON possono essere considerati come dei semplici centri di costo. La vogliamo capire questa cosa o no? Se ci sono inefficienze vanno eliminate e non prese come pretesto per privatizzare tutto.

Questi comportamenti trasformano il “ministro di” in un “ministro contro” ed ecco serviti il ministro contro l’istruzione, contro l’ambiente, contro il lavoro e via dicendo.

Se continueremo a votare dei politici che aspirano ad amministrare la cosa pubblica avendo in mente che “il privato è meglio” noi continueremo ad avere dei governi fatti di ministri “contro” che , in ultima analisi, saranno dei governi “contro” la gente.

Non serve molto cervello per capire che se diamo in mano a monopolisti privati le linee telefoniche, le autostrade, l’energia e quant’altro, gli introiti passano dal bilancio statale ai conti in banca dei finanzieri. E’ ovvio che poi i soldi mancheranno nelle casse statali.

Un vero politico ha a cuore i beni comuni e valorizza il capitale che uno stato possiede, sempre con un occhio rivolto al futuro.

Quali sono i nostri capitali?

Il sole: ma noi usiamo poca energia solare importando combustibili fossili.

L’ambiente: l’Italia è il giardino d’Europa ma noi lo cementifichiamo, condoniamo gli abusi edilizi, scarichiamo sostanze tossiche, lo riempiamo di inceneritori e adesso addirittura di centrali nucleari.

L’agricoltura tipica: ma il ministro “contro” le politiche agricole è favorevole agli OGM che metterebbero gli agricoltori italiani sullo stesso piano di quelli cinesi.

L’arte e la storia: Pompei cade a pezzi (e non soltanto, basta fare un giro in Sicilia).

La creatività e l’inventiva della nostra gente che ci viene riconosciuta in tutto il mondo: ma noi tagliamo i fondi alle scuole.

Chi governa così un paese non è forse un governo “contro”? Non è forse un non-governo?

Se continueremo a dare fiducia a governi “contro” finiremo con il dilapidare tutto il nostro patrimonio naturale, artistico, artigianale, alberghiero, industriale, agricolo e gastronomico.

Svilire la scuola significherà avere medici meno preparati, ingegneri meno preparati, allievi di scuole professionali e tecniche meno preparati, insegnanti meno preparati, intellettuali meno colti… siamo sicuri di voler vivere in un futura società fatta così?

Ehi tu! Imprenditore che ti lamenti perchè non trovi tecnici capaci, sei sicuro di voler continuare a votare questa gente? Hai fatto bene i conti? Sei sicuro che il macchinone che hai preso con la Tremonti valga la competitività del paese dove vivranno i tuoi figli?

Ehi tu! Lavoratore dipendente, sei sicuro di avere i soldi per mandare i figli alla scuola privata perchè la pubblica è ridotta male? Sei sicuro di preferire un costoso diplomificio domani, ad una forte e seria scuola pubblica oggi? Sei sicuro di rimanerci bene quando tuo figlio dovrà emigrare e si accorgerà che all’estero i suoi coetanei sono preparati meglio? La Germania (e non solo) per combattere la crisi ha investito sulla scuola.

La scuola italiana di oggi è una delle migliori! La smettiamo di sputarci sopra? La smettiamo una buona volta di votare chi non crede in essa?

http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/10/news/pubbliche_private-10029837/

Ehi tu leghista! Quando sarai vecchio spera che la badante rumena che spinge la tua carrozzella e ti cambia il pannolone non si ricordi del tuo razzismo. Spera che l’infermiera figlia di nigeriani che chiamerai di notte, quando sarai malato in ospedale, non abbia ricordi di come il TUO partito ha trattato i suoi genitori immigrati dal loro paese per sfuggire alla povertà. E quando arriverà il medico a farti visita la mattina dopo… sei sicuro di preferirne uno meno preparato perchè il partito che TU hai votato ha fatto i tagli per avanzare i soldi per mandare i militari in Iraq e Afghanistan?

PENSATECI adesso per non pentirvi quando sarà troppo tardi.

La decrescita come risposta alla crisi economica.

L’economia ristagna ormai da tempo e i provvedimenti messi in atto dai governi che si sono succeduti in questi anni di PIL rasoterra o negativo, non hanno dato nessun esito. Oggi il secondo tema preferito nei dibattiti politici televisivi è l’economia (il primo sono le serata “informali” a casa del premier) e parlando di essa si disquisisce su tutto: di tasse da togliere alle imprese, di incentivi e di innovazione per intere mezz’ore in un crescendo wagneriano fino a giungere all’apice del discorso e, a questo punto, in un’atmosfera intrisa di religioso silenzio, si pronuncia la frase magica:”…Ci vuole la crescita”.

Di solito il sacro compito di proferire la “frase aurea” spetta ad un componente del centro sinistra. Ebbene sì, abbiamo la fortuna di avere un’opposizione che “ha inventato la crescita”.

Se diradassimo per un attimo la nebbiosa immagine del PIL salva-patria e cominciassimo a ragionare su quali sono i nostri problemi reali e le relative cause, probabilmente ci renderemmo conto che questa crescita economica non è proprio così indispensabile.

La crescita del PIL altro non è che “l’aumento della produzione di merci” per cui, secondo i nostri politici, noi dovremmo perseguire tale aumento per sempre per poter sostenere i conti pubblici e tutto il nostro sistema economico.

E’ possibile avere una crescita infinita della produzione di merci sul nostro pianeta?

La risposta sarebbe sì se il nostro pianeta disponesse di risorse infinite e di una disponibilità ad accogliere un numero di abitanti infinito. Ma così non è. Basti pensare che durante l’anno 2010 abbiamo raggiunto il giorno dell’overshoot, il giorno dell’anno oltre il quale abbiamo esaurito le risorse che esso è in grado di rigenerare, il 21 agosto. Siccome dal 22 agosto al 31 dicembre abbiamo continuato a produrre e consumare, ciò significa una cosa sola: che stiamo erodendo il pianeta oltre le sue possibilità.

E’ serio parlare di “crescita”del PIL in uno scenario simile? Evidentemente no.

Se vogliamo discutere in modo serio dei problemi della nostra economia bisogna partire da ciò che si può fare lasciando stare le favole. La crescita economica infinita è un chimera irrealizzabile e organizzarsi in funzione di essa è stupido.

“La crescita genera occupazione”. E’ un altro dei “mantra” della politica ma… sarà vero?

Più io consumo più il PIL sale e se io consumo più gas per riscaldare la casa il PIL sale. Se io coibento la mia casa consumerò meno gas e il PIL scenderà… ma ho fatto lavorare delle persone per compiere il lavoro di isolamento. Se incenerisco i rifiuti ho bisogno di altro petrolio per produrre nuove confezioni in plastica e produrre molte confezioni creerebbe lavoro (per dei macchinari però) e il PIL cresce.

Se riciclo i rifiuti consumo meno petrolio e il PIL scende ma occupo più persone nelle filiere di riciclo e riuso delle plastiche rispetto all’inceneritore (il rapporto è pari a 15 a 1 secondo il CONAI) e senza un aumento dei costi di smaltimento. Significativa a questo proposito l’esperienza del comune di Capannori (LU) dove la raccolta differenziata spinta all’82% ha spostato il denaro dalle spese di smaltimento all’occupazione del personale.

La relazione diretta tra occupazione, benessere e crescita dell’occupazione non è rigida come i politici vorrebbero farci credere, esiste invece una correlazione diretta tra la distruzione dell’ambiente e i guadagni delle grandi imprese con la crescita del PIL e questo spiegherebbe molte cose.

Se vogliamo togliere veramente l’Italia dal cul di sacco dove si è infilata, sarà necessario fare una riflessione seria su chi siamo e su che tipo di futuro intendiamo costruire per i nostri figli. Per questa riflessione vi lasciamo con questo video di M. Pallante, teorico italiano della Decrescita felice. Il MoVimento 5 stelle ha assunto come proprio programma economico proprio la Decrescita felice alla luce della convinzione che la soluzione al troppo consumo è una sola: meno consumo.

La crisi decisionale italiana

La crisi economica, sociale e ambientale italiana ha un denominatore comune ed è da individuare nella incapacità decisionale della politica.

Che cos’è la politica? Dopo anni di ignobili teatrini televisivi pieni di politici-divi che litigano su tutto e che si interrompono reciprocamente i discorsi, sembra che la politica sia semplicemente parlare male o bene del tal politico.

No, questo non è fare politica: questo è parlare dei politici.

Fare politica significa avere una visione del futuro e basandosi su di essa, impostare leggi e provvedimenti volti a garantire un’esistenza dignitosa alle future generazioni. Oggi non è più così, lo scopo principale di un politico è semplicemente conquistare consensi e grazie alle raffinate alchimie della comunicazione televisiva, riesce a farlo anche solo curando la propria immagine facendo passare in secondo piano tutto il resto. Una politica fatta solo di sorrisi, scollature, cerone, trapianti di capelli e gare a chi fa la battuta migliore… non può portare a nulla né di concreto né di buono per il paese.

E così, dopo quasi 17 anni di seconda repubblica e tante promesse a vuoto, l’Italia si ritrova a fare i conti con i risultati della politica del nulla. Diciassette anni di nulla, nessun piano sulla mobilità, nessun piano sull’ambiente, nessun piano serio sull’energia… niente. Potremmo definire questa fase storica della politica nostrana semplicemente prendendo in prestito il titolo del film “Sotto il vestito niente”.

A onor del vero qualcosa è stato fatto ma non ha nulla a che spartire con il bene comune, al di là delle leggi evidentemente cucite su misura del Presidente del Consiglio per evitargli di fare i conti con il suo passato, il grosso problema è che la gente continua a votare persone che ricoprono cariche pubbliche avendo in mente che “privato è meglio”.

Non serve molto cervello per capire che una politica del genere crea grassi guadagni a pochi e miseria per molti.

Il mercato serve, certo, ma le dinamiche economiche legate alle economie di scala e al meccanismo della domanda e offerta creano vantaggi per la collettività solo per alcuni tipi di attività come quelle manifatturiere o commerciali ma non per servizi monopolistici come le telecomunicazioni o le autostrade. Non è difficile capire che se i pedaggi e il canone telefonico si pagano ad aziende privatie poi mancheranno soldi nelle casse statali. Per non parlare poi di sanità e scuola…

Com’è possibile concepire di incentivare la sanità privata a scapito di quella pubblica se non mossi da interessi corporativi? Se mi devo operare ad un ginocchio chi mi dice qual’è la migliore clinica? Quella dove si paga di più? Se sono solo un operaio e non posso permettermelo? Le gamba mi serve per lavorare!

Com’è possibile sottrarre risorse alla scuola pubblica finanziando la scuola privata perché: “Costa meno allo stato”? Lo stato siamo noi e se dobbiamo mandare i figli alla scuola privata dobbiamo pagare noi la relativa retta che comprende anche il lucro dell’istituto e non solo il costo del servizio.

Qualsiasi persona mentalmente “normodotata” è in grado di capire questo. Ma allora che cosa ha manomesso il meccanismo decisionale della politica italiana, meccanismo del quale dovremmo far parte? Perché i cittadini non sono più in grado di valutare serenamente queste cose?

Per la mancanza di una corretta informazione.

Se i media avessero fatto il loro dovere in questi anni, ora non ci troveremmo nel baratro. Una corretta informazione porta a conoscenza il cittadino di come i politici stanno operando e lo mette in condizione di bocciarli o promuoverli con il suo voto. Una informazione distorta (una dis-informazione) rinnega la sua stessa vocazione: la dis-informazione è “cane da guardia” del potere mentre la corretta informazione è “cane da guardia” della società contro gli abusi del politico.

Se i cittadini fossero stati correttamente informati sulla mancanza di chiarezza del passato di Berlusconi non lo avrebbero votato e anche gli altri partiti sarebbero stati attenti a non compiere abusi.

Se l’informazione avesse consentito ai cittadini di scegliere basandosi sulla verità, ora non avremmo avuto un parlamento pieno per metà di lobbisti e per il resto da yes-men. Nelle condizioni in cui siamo qualsiasi partito non può fare a meno di fare la corte a qualche centro di interesse economico se vuol salvare la poltrona. Questa è una delle conseguenze del Berlusconismo, un male che parte da lontano, ben prima della “discesa in campo” del Cavaliere celebrata in TV con video messaggio in stile “Presidente della Repubblica”.

Adesso dobbiamo fare i conti con i cocci della nostra economia, con la volontà perversa di continuare a privatizzare tutto, di far soldi a scapito della salubrità dell’aria e del territorio.

Forse siamo alla fine dell’impero politico di Berlusconi (anche se è lecito aspettarsi un rimbalzo in stile gatto morto) ma chi verrà dopo, come si comporterà? Magari non avrà la necessità di farsi le leggi su misura, ma il resto sarà a beneficio di chi? La politica post-Berlusconi sarà in grado di riparare a tutti guasti operati dal suo predecessore? Probabilmente no perché la leggina-sopruso passata sotto silenzio del popolo fa comodo.

Queste cose non dovranno più succedere, così come dovrà finire quella bizzarra mentalità secondo cui se si è votati ci si sente autorizzati a fare tutto quello che passa per la testa. Deve finire quel giochetto inventato dal nostro amato Cavaliere secondo il quale se sei in disaccordo con lui “sei comunista”. Questa è una trappola dalla quale dobbiamo imparare a fuggire.

Non dobbiamo avere paura del “comunista” o del “fascista” ma di chi calpesta la Costituzione e le sue regole democratiche. La democrazia si fonda sul principio che “Il popolo è sovrano” e smettiamo di credere nel “salvatore della Patria”: sono le idee che devono comandare e non le persone.

Solo se saremo in grado di seppellire questi reperti archeologici di mentalità politica potremo lentamente uscire dal pantano, è un dovere di tutti, nessuno si senta escluso. Solo se impareremo a guardare la TV con lo stesso approccio critico con cui trattiamo gli altri media potremo uscire da questo stallo e rioccupare il posto che ci spetta, come cittadini, nella macchina decisionale del nostro paese.

Il software libero

Mai sentito parlare di “software libero”?

Probabilmente sì, con tutti le applicazioncine che si possono scaricare da internet: antivirus, audio players… ma c’è dell’altro, qualcosa di veramente nuovo: è il sistema operativo libero.

Quali sono i vantaggi?

Lo puoi scaricare gratis dal web, è aggiornabile gratis e non rallenta (anzi migliora) il PC dopo gli aggiornamenti.

E’ provvisto di tutte le applicazioni che ti servono per scrivere e molte altre cose (tantissime).

E’ immune da virus anche se è preferibile installare comunque un antivirus (gratuito) per evitare di infettare le chiavette USB e far imbufalire gli amici che usano ancora Windows. L’uso è straordinariamente semplice e configurabile nella lingua preferita… anche l’armeno se vuoi.

Ma qual’è questo sistema operativo?

Beh, ce ne sono diversi ma il principale è GNU-Linux nella distribuzione Ubuntu. Non ridete… Ubuntu è una parola in lingua Bantu che significa:

Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”.

Questa espressione incarna in pieno lo spirito di un sistema operativo nato per mano di una rete di volontari, di persone amanti dell’informatica che hanno creato una cosa fantastica lavorando per hobby e l’hanno condivisa.

Ubuntu è patrimonio dell’umanità a tutti gli effetti.

La sua compatibilità con Windows e Office è molto alta, quasi totale fatto salvo per qualche imprecisione data dall’utilizzo degli elenchi puntati e numerati di Word: poca roba.

Ecco un video esemplificativo di cosa c’è dietro a GNU-Linux Ubuntu. La release ormai è arrivata alla 10.10 ma la filosofia non cambia.

Anche le amministrazioni pubbliche e diverse scuole stanno passando al software libero e nelle nostre zone spicca l’aula multimediale del Polo scolastico Greghentino a Valgreghentino, interamente sotto Linux e con possibilita di dual-boot ovvero di poter scegliere all’avvio se usare Ubuntu o Windows.

Non si sa mai, può sempre capitare un dischetto con un’applicazione che gira solo sotto Windows. La comunità di Ubuntu fa di tutto per essere compatibile con Windows ma “loro” non fanno assolutamente nulla.

Risultato: un bel sistema stabile e facile con un mare di applicazioni gratuite (anche per la scuola con EdUbuntu) e zero costi per licenze di Windows, zero costi per licenze di Office e zero costi per antivirus.

Dimenticavo… con l’uso non rallenta e non c’è bisogno di formattare ogni anno.

Un’ultima cosa: chi scrive lo sta facendo con OpenOffice Writer sotto Linux Ubuntu e… non ci pensa nemmeno a ritornare ad usare Windows.

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