Scuolaboriamo

“Fa più rumore un albero che cade che un’intera foresta che cresce” (Laozi, 500 a.C).

Questo antico proverbio cinese racchiude in sé gli effetti di associazioni come “Scuolaboriamo”: una foresta fatta di persone, silenziosa e discreta che, senza tanto rumore, cresce per produrre quel legname necessario a puntellare la nostra invidiata scuola pubblica.

Sì, “invidiata”… perchè la scuola pubblica italiana si colloca in alto nelle classifiche dell’ OCSE e questo significa che tagliarla è come recidere i fiori più belli del nostro giardino.

http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/10/news/pubbliche_private-10029837/

Cosa rimarrebbe dopo il taglio? Rimarrebbero le erbacce e i fiori di minor valore coi quali nessuno potrebbe farsi bello.

“Scuolaboriamo”, associazione composta quasi prevalentemente da donne, ha deciso di dire NO al “giardiniere impazzito”. Ha deciso di resistere allo scempio da parte di una classe dirigente miope, votata al “privato è meglio” e che è addirittura arrivata a dire che “la scuola pubblica NON EDUCA”…

http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2011/2/26/BERLUSCONI-La-scuola-pubblica-non-educa-le-parole-del-capo-del-governo/153567/

il che equivale ad un vero e proprio insulto verso coloro che lavorano al suo interno.

Il “privato” di cui stiamo parlando sarebbe quella scuola privata che “costerebbe meno allo stato” secondo i politici.

Ma lo stato siamo noi… noi che vogliamo il meglio per i nostri figli ed è per questo che vogliamo che la scuola pubblica funzioni. Le scuole private sono un costo che si scaricherebbe comunque sulle nostre tasche… che senso ha parlare di minori costi?

A questo punto è normale porsi delle domande tipo:

Chi ha dato il permesso alla politica di compromettere la formazione dei nostri figli?

Chi ha dato il benestare per l’opera di spostamento di risorse dalla scuola agli armamenti?

Perchè la politica investe in morte invece che sulla competitività futura del nostro paese?

E’ rilevante il discorso fatto nel 1950 da Piero Calamandrei sulla scuola pubblica: un discorso fatto 61 anni fa e ancor oggi attualissimo, forse perchè gli statisti veri sanno dire frasi senza tempo.

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=662:discorso-di-piero-calamandrei-in-difesa-della-scuola-nazionale&catid=20:altri-documenti&Itemid=43

Possiamo fare molte ipotesi sulle motivazioni che occupano il cervello del “giardiniere impazzito” ma una cosa è certa: chi gestisce la “cosa pubblica” preferendo la “cosa privata” può essere libero di pensarla come vuole ma ha sbagliato poltrona.

Per ogni azione negativa a danno della gente si viene a creare sempre una reazione uguale e contraria e “Scuolaboriamo” è una reazione positiva ad una manovra politica negativa che lascia spazio a sospetti di tutti i generi.

Non ci vuole moto per capire quali saranno le conseguenze sulla formazione dei nostri figli:

il “giardiniere impazzito” sta pilotando il declino del nostro paese con leggi che nulla hanno a che spartire con parole come futuro, competitività, cultura… si sa, il cittadino colto è critico e ha il vizio di ragionare mentre il suddito dà meno fastidio al “manovratore” perché è più docile e non conosce i propri diritti: “mantieni il popolo ignorante e ti sarà fedele”… recita un vecchio adagio.

E poi, che significa dare fondi alle scuole private? Se la coperta è corta deve esserlo per tutti… certo! Se poi guardiamo a cosa dice la Costituzione scopriremo che per le scuole private la “coperta” non dovrebbe neppure esistere:

La Costituzione Italiana Art. 33

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”.

Un amministratore pubblico, impiegato statale nostro dipendente a tutti gli effetti, non può mettere in atto provvedimenti che violano la Costituzione perchè essa è la garanzia che chi governa operi la democrazia invece di fare “quello che gli viene in mente” come un qualsiasi dittatore da quattro soldi.

Facciamoci queste domande e sopratutto alziamo il sedere dal divano che sta di fronte al televisore, c’è una cultura da ricostruire, una democrazia da riparare e servono persone, cervelli, volontà che vadano oltre le difficoltà oggettive e soggettive. Serve una reazione positiva e partecipata come quella che si esprime in associazioni come “Scuolaboriamo”.

P.S.: Ci scusiamo per il video che apparirà alla fine della videointervista a Scuolaboriamo: è il video successivo nell’elenco di youtube e non dipende dalla nostra volontà.

Il software libero

Mai sentito parlare di “software libero”?

Probabilmente sì, con tutti le applicazioncine che si possono scaricare da internet: antivirus, audio players… ma c’è dell’altro, qualcosa di veramente nuovo: è il sistema operativo libero.

Quali sono i vantaggi?

Lo puoi scaricare gratis dal web, è aggiornabile gratis e non rallenta (anzi migliora) il PC dopo gli aggiornamenti.

E’ provvisto di tutte le applicazioni che ti servono per scrivere e molte altre cose (tantissime).

E’ immune da virus anche se è preferibile installare comunque un antivirus (gratuito) per evitare di infettare le chiavette USB e far imbufalire gli amici che usano ancora Windows. L’uso è straordinariamente semplice e configurabile nella lingua preferita… anche l’armeno se vuoi.

Ma qual’è questo sistema operativo?

Beh, ce ne sono diversi ma il principale è GNU-Linux nella distribuzione Ubuntu. Non ridete… Ubuntu è una parola in lingua Bantu che significa:

Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”.

Questa espressione incarna in pieno lo spirito di un sistema operativo nato per mano di una rete di volontari, di persone amanti dell’informatica che hanno creato una cosa fantastica lavorando per hobby e l’hanno condivisa.

Ubuntu è patrimonio dell’umanità a tutti gli effetti.

La sua compatibilità con Windows e Office è molto alta, quasi totale fatto salvo per qualche imprecisione data dall’utilizzo degli elenchi puntati e numerati di Word: poca roba.

Ecco un video esemplificativo di cosa c’è dietro a GNU-Linux Ubuntu. La release ormai è arrivata alla 10.10 ma la filosofia non cambia.

Anche le amministrazioni pubbliche e diverse scuole stanno passando al software libero e nelle nostre zone spicca l’aula multimediale del Polo scolastico Greghentino a Valgreghentino, interamente sotto Linux e con possibilita di dual-boot ovvero di poter scegliere all’avvio se usare Ubuntu o Windows.

Non si sa mai, può sempre capitare un dischetto con un’applicazione che gira solo sotto Windows. La comunità di Ubuntu fa di tutto per essere compatibile con Windows ma “loro” non fanno assolutamente nulla.

Risultato: un bel sistema stabile e facile con un mare di applicazioni gratuite (anche per la scuola con EdUbuntu) e zero costi per licenze di Windows, zero costi per licenze di Office e zero costi per antivirus.

Dimenticavo… con l’uso non rallenta e non c’è bisogno di formattare ogni anno.

Un’ultima cosa: chi scrive lo sta facendo con OpenOffice Writer sotto Linux Ubuntu e… non ci pensa nemmeno a ritornare ad usare Windows.

Quale scuola per i nostri figli?

Il 19 novembre 2010, presso la sala conferenze della Banca popolare di Sondrio, si è tenuto a Lecco un incontro promosso dall’associazione culturale galbiatese “Officina delle idee”, sul tema “Quale scuola per i nostri figli? Alla serata hanno partecipato i senatori Antonio Rusconi (PD), Mario Pittoni (Lega) e Lorenzo Bodega (Lega).

Prima della conferenza sono state consegnate ai senatori oltre 7mila firma raccolte in 10 istituti comprensivi del lecchese che manifestavano la preoccupazione della gente per il futuro della scuola pubblica italiana.

Le domande rivolte ai parlamentari, sia dal presidente dell’”officina delle idee”, sig. Renato Grillo, che dalle persone presenti in sala, erano note diverse di una ipotetica “Sinfonia del dolore” da parte di un popolo che vede nei suoi rappresentanti la mancanza di idee, di progetti per il futuro e che non sa fare altro che sfruttare qualsiasi occasione a scopo elettorale bisticciando in continuazione su tutto e dando colpe ai governi precedenti.

Quella sera molti di noi speravano in qualcosa che non è successo: speravano di sentir parlare di progetti e invece si sono trovati di fronte dei contabili che hanno ridotto tutto a sterili discorsi di costi e bilanci come se la scuola non fosse un investimento sul futuro della nostra società.

No, la scuola è un “costo da tagliare ed è fatta da insegnanti meridionali incapaci che mortificano il nostro sistema scolastico” rendendolo inefficiente.

E’ bizzarro sentir discorsi sull’efficienza da parte di persone che non hanno mai dimostrato di essere capaci di migliorare nulla nel nostro paese se non i loro privilegi e stipendi.

Siamo andati tutti a scuola e abbiamo trovato insegnanti meridionali capaci e incapaci insieme a insegnanti settentrionali capaci e incapaci.

Pensavamo di esserci lasciati alle spalle il periodo della discriminazione nei confronti del “terrone” e invece stiamo tornando indietro nel tempo, trascinati da politici che trovano il consenso elettorale sfruttando paure, razzismi e bassi istinti delle persone. E dire che stiamo per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia…

E’ bizzaro giustificare dei tagli indiscriminati di tutta la scuola italiana perchè “al sud la scuola non funziona e allora dobbiamo tagliare tutto altrimenti ci chiamerebbero razzisti però votateci lo stesso perchè quando ci sarà il federalismo investiremo di nuovo nella scuola pubblica per portarla al livello di quella privata (…) ma per ora preferiamo la scuola privata perchè è un risparmio per lo stato”.

Se bisogna rendere efficiente un sistema bisogna agire sulle inefficienze perchè sparando nel mucchio si rischia di rovinare anche quello che funziona, non ci vuole molto per arrivarci.

Forse bisognava trovare un pretesto migliore per giustificare un taglio volto a finanziare l’attuale sforzo bellico.

Forse bisognava trovare una scusa migliore per mascherare la malcelata volontà di dequalificare la scuola pubblica, esercizio in atto da tempo (ma che ora ha preso una rapida accelerazione) e volto a creare una società fatta di sudditi acritici e ignoranti facili da governare contrapposti una classe politica d’elite forgiata a immagine e somiglianza della classe dominante del momento.

Il cittadino colto e informato dà fastidio al “manovratore”.

Questo sforzo perverso, unito al condizionamento del sistema informativo, ha come fine ultimo l’instaurazione di una dittatura.

Se è vero che un popolo ha la classe politica che si merita, penso che in passato l’abbiamo fatta veramente grossa.



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