Scuolaboriamo
27/02/2011
“Fa più rumore un albero che cade che un’intera foresta che cresce” (Laozi, 500 a.C).
Questo antico proverbio cinese racchiude in sé gli effetti di associazioni come “Scuolaboriamo”: una foresta fatta di persone, silenziosa e discreta che, senza tanto rumore, cresce per produrre quel legname necessario a puntellare la nostra invidiata scuola pubblica.
Sì, “invidiata”… perchè la scuola pubblica italiana si colloca in alto nelle classifiche dell’ OCSE e questo significa che tagliarla è come recidere i fiori più belli del nostro giardino.
http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/10/news/pubbliche_private-10029837/
Cosa rimarrebbe dopo il taglio? Rimarrebbero le erbacce e i fiori di minor valore coi quali nessuno potrebbe farsi bello.
“Scuolaboriamo”, associazione composta quasi prevalentemente da donne, ha deciso di dire NO al “giardiniere impazzito”. Ha deciso di resistere allo scempio da parte di una classe dirigente miope, votata al “privato è meglio” e che è addirittura arrivata a dire che “la scuola pubblica NON EDUCA”…
il che equivale ad un vero e proprio insulto verso coloro che lavorano al suo interno.
Il “privato” di cui stiamo parlando sarebbe quella scuola privata che “costerebbe meno allo stato” secondo i politici.
Ma lo stato siamo noi… noi che vogliamo il meglio per i nostri figli ed è per questo che vogliamo che la scuola pubblica funzioni. Le scuole private sono un costo che si scaricherebbe comunque sulle nostre tasche… che senso ha parlare di minori costi?
A questo punto è normale porsi delle domande tipo:
Chi ha dato il permesso alla politica di compromettere la formazione dei nostri figli?
Chi ha dato il benestare per l’opera di spostamento di risorse dalla scuola agli armamenti?
Perchè la politica investe in morte invece che sulla competitività futura del nostro paese?
E’ rilevante il discorso fatto nel 1950 da Piero Calamandrei sulla scuola pubblica: un discorso fatto 61 anni fa e ancor oggi attualissimo, forse perchè gli statisti veri sanno dire frasi senza tempo.
Possiamo fare molte ipotesi sulle motivazioni che occupano il cervello del “giardiniere impazzito” ma una cosa è certa: chi gestisce la “cosa pubblica” preferendo la “cosa privata” può essere libero di pensarla come vuole ma ha sbagliato poltrona.
Per ogni azione negativa a danno della gente si viene a creare sempre una reazione uguale e contraria e “Scuolaboriamo” è una reazione positiva ad una manovra politica negativa che lascia spazio a sospetti di tutti i generi.
Non ci vuole moto per capire quali saranno le conseguenze sulla formazione dei nostri figli:
il “giardiniere impazzito” sta pilotando il declino del nostro paese con leggi che nulla hanno a che spartire con parole come futuro, competitività, cultura… si sa, il cittadino colto è critico e ha il vizio di ragionare mentre il suddito dà meno fastidio al “manovratore” perché è più docile e non conosce i propri diritti: “mantieni il popolo ignorante e ti sarà fedele”… recita un vecchio adagio.
E poi, che significa dare fondi alle scuole private? Se la coperta è corta deve esserlo per tutti… certo! Se poi guardiamo a cosa dice la Costituzione scopriremo che per le scuole private la “coperta” non dovrebbe neppure esistere:
La Costituzione Italiana Art. 33
“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”.
Un amministratore pubblico, impiegato statale nostro dipendente a tutti gli effetti, non può mettere in atto provvedimenti che violano la Costituzione perchè essa è la garanzia che chi governa operi la democrazia invece di fare “quello che gli viene in mente” come un qualsiasi dittatore da quattro soldi.
Facciamoci queste domande e sopratutto alziamo il sedere dal divano che sta di fronte al televisore, c’è una cultura da ricostruire, una democrazia da riparare e servono persone, cervelli, volontà che vadano oltre le difficoltà oggettive e soggettive. Serve una reazione positiva e partecipata come quella che si esprime in associazioni come “Scuolaboriamo”.
P.S.: Ci scusiamo per il video che apparirà alla fine della videointervista a Scuolaboriamo: è il video successivo nell’elenco di youtube e non dipende dalla nostra volontà.


