Energia dalle acque reflue: la scelta di Rochefort

Siamo in recessione, che ci piaccia o no e dobbiamo fare i conti con essa, senza dubbio il problema principale è la mancanza di lavoro e porvi rimedio sarà impossibile se le regole attuali dell’economia non verranno riviste ma non è di questo che intendiamo parlare in questo articolo dove invece tratteremo un altro tipo di soluzioni per un periodo “speciale” come quello che stiamo vivendo e cioè la trasformazione dei costi in risorse.

Quando i soldi sono pochi bisogna aguzzare l’ingegno e cominciare a guardare le cose con un occhio diverso, di sicuro è un esercizio che può riuscire solo alle menti aperte che sanno riconoscere le opportunità anche in mezzo alle difficoltà.

A Rochefort ci hanno provato e con successo, ma come? Beh, tutti noi ricordiamo ciò che i nonni insegnavano e cioè che “buttare era sbagliato”, bene, a Rochefort non si butta neppure la cacca!

In questa cittadina francese affacciata sull’Atlantico hanno deciso di trasformare i costi di un depuratore in introiti per la collettività.

Come tutti sappiamo il costo di depurazione delle acque reflue è piuttosto alto e quantificabile in circa 55-60 euro/anno pro capite, per questo molti comuni hanno rinunciato in passato ad allacciarsi ad un depuratore preferendo pagare le multe che sono molto meno onerose.

A Rochefort invece hanno preso il toro per le corna e costruendo un particolare tipo di depuratore per le acque “nere” hanno compiuto il miracolo di trasformare i costi in risorse, il loro impianto, situato vicino al fiume Charente, depura le acque con il sistema del lagunaggio: prima di raggiungere il fiume, le acque passano attraverso un sistema di bacini dove vengano pulite attraverso la luce solare e la degradazione batterica e infine vengono fatte fermentare per produrre gas.

Questo sistema ha ridotto del 85% i consumi energetici rispetto ai depuratori tradizionali e i silos per la fermentazione dei fanghi posti a valle del sistema producono gas per autotrazione che viene poi venduto tramite dei distributori costruiti vicino all’impianto stesso generando introiti per la collettività.

Immaginiamo ora di promulgare una legge che consenta l’utilizzo di detersivi, saponi e shampoo solo se biodegradabili al 100%, con una legge simile anche i residui solidi potrebbero essere utilizzati in agricoltura senza nessun problema.

Impossibile? No di certo: già oggi sono disponibili detersivi e prodotti per l’igiene biodegradabili completamente e il loro costo leggermente più elevato verrebbe compensato ampiamente dai vantaggi economici derivanti dal binomio “risparmio energetico + introito” del sistema in uso nella cittadina francese.

Perchè non si fa?

Ancora sul tema acqua…

Non si accorciano le distanze tra politica e cittadini e il senso di democrazia dei partiti, e dei loro impiegati locali normalmente definiti “sindaci”, si conferma come sempre legato alla poesia dei volantini elettorali manifestandosi  invece fumoso quando si tratta di tradurre le parole in scelte strategiche reali. Pubblichiamo la seguente lettera del “Comitato Lecchese Acqua Pubblica e Beni Comuni”, lettera indirizzata ai “sindaci”, dalla quale si leva il grido di dolore per l’ennesimo scippo di un bene comune. Non abbiamo ancora in mano le risposte date da alcuni sindaci, le pubblicheremo appena ne entremo in possesso.

Ai Sindaci dei Comuni della provincia di Lecco

e p.c. Consiglieri Comunali

 Oggetto: soppressione A.ATO e gestione dell’acqua in provincia di Lecco.

Gentile Sindaco,

  lo scorso 20 dicembre 2011, nella sede della sala Consigliare del Comune di Lecco, dove era convocata l’Assemblea dell’Autorità ATO, Lei ha probabilmente contribuito a decidere per la soppressione di questo organismo assembleare dei Sindaci, destinato al governo dell’acqua.

L’ha fatto nonostante il nostro invito a RINVIARE la decisione. L’ha fatto nonostante la richiesta di soppressione non fosse né urgente né indifferibile. Infatti, in Lombardia, la scadenza formale al 31.12.2011, che avrebbe fatto eventualmente scattare il commissariamento, valeva solo per chi non avesse ancora effettuato l’affidamento del servizio. Caso che non riguardava l’ATO di Lecco che il suo affidamento, seppur temporaneo, l’aveva realizzato, in capo a Idrolario.

Questa Sua decisione, che niente impediva potesse essere presa più consapevolmente l’ultimo giorno del 2011, possiamo dire è avvenuta in un contesto che “più realista del re” non si poteva. Questa scelta di auto-abdicazione dei poteri del Sindaco comporta – lo ribadiamo – l’espropriazione della titolarità dei Comuni nelle decisioni più importanti legate al servizio idrico (Piano d’Ambito, Modello Gestionale, Tariffe, ecc.), che sono state consegnate ad un fantomatico Ufficio d’Ambito provinciale, sapendo che si sta andando verso la soppressione delle stesse Province.

E, tuttavia, insieme al danno c’è stata anche la beffa.

Come spesso è già colpevolmente capitato con decisioni passate, i Sindaci della provincia di Lecco, sottoposti a evidenti pressioni di alcune centrali politiche provinciali e nazionali non elette,  hanno deliberato impegni, successivamente smentiti, non solo dal Referendum, ma da diverse sentenze della Corte Costituzionale, dimostrando come queste decisioni  siano state gravi, anzi gravissimi  errori  di valutazione amministrativa e politica.

La pesante caduta di credibilità e di responsabilità dei Sindaci del nostro territorio è la conseguenza più ovvia e alla lunga più evidente.

Anche questa volta, la decisione assunta (quasi all’unanimità) dai Sindaci dell’ATO di Lecco, si è scontrata con il decreto Milleproroghe voluto dal Governo Monti che, come era prevedibile, ha rinviato al 31 dicembre 2012 la soppressione delle A.ATO e delle relative Assemblee.

Insomma gentile Sindaco, oltre all’abdicazione, non si è persa l’occasione di fare una figuraccia, dimostrando ai cittadini che l’hanno eletta la scarsa volontà a mantenere la titolarità degli uffici a cui è preposto.

Come Comitato, aspettandoci un sobbalzo di orgoglio civico, non possiamo che attenderci pubbliche scuse nei confronti dei cittadini. E un conseguente impegno ad agire nel nuovo anno (che si preannuncia difficilissimo per i cittadini e per gli enti locali) in conformità allo spirito del Referendum, facendo valere, a tutti i livelli di governo superiori, le ragioni costituzionalmente inalienabili delle autonomie locali e del governo pubblico e democraticamente partecipato dell’acqua, bene comune.

Non vorremmo che la scelta affrettata e inopportuna per la soppressione dell’A.ATO, fosse motivata dall’ansia di consegnare l’acqua ad una società, Lario Reti Holding, organizzata in multiutility e in quanto tale votata al profitto e alle logiche di mercato, con molto probabili futuri accorpamenti ad altre società più grandi e relative quotazioni in Borsa; il che significherebbeportare l’acqua all’interno di contesti sempre più lontani dai cittadini e dalla loro possibilità di partecipazione e controllo. Il classico repertorio che condurrebbe nei fatti ad una “privatizzazione”, anche se formalmente pubblica.

Non è questo il buon anno che ci aspettiamo, anche nella prospettiva di un dialogo democratico, che vorremmo potenziato e reso più trasparente ed effettivo.

Distinti saluti

 COMITATO LECCHESE PER L’ACQUA PUBBLICA E I BENI COMUNI

N.B.: si invitano i Sigg. Sindaci ad estendere la conoscenza della presente lettera ai Consiglieri Comunali.

Caro Presidente, lei parla bene ma…

Caro Presidente della Repubblica, anche quest’anno abbiamo ascoltato il suo discorso di fine anno, un discorso abbastanza simile a quello dell’anno scorso e come sempre denso di buoni sentimenti, di preoccupazione per i giovani, di inviti alla fiducia nelle istituzioni, alla coesione sociale e con un richiamo alla necessità di “fare sacrifici”.

Caro Presidente, la fiducia è un sentimento che bisogna meritare, non è possibile infatti infonderla nei cittadini tramite endovena, supposta o per decreto… ci stupisce che Lei dall’alto della sua esperienza politica non lo abbia ancora capito. Come è possibile avere fiducia nei confronti di una classe politica che da anni produce problemi (non soluzioni) e che non si prende le responsabilità delle proprie politiche fallimentari preferendo mettersi a “cuccia” temporaneamente, delegando tutto a un governo “tecnico” che altro non sa fare che il compitino dettato dalle lobbies, per non “sporcarsi la faccia” con dei provvedimenti “impopolari”?

Dov’era Lei, caro Presidente, quando queste politiche farlocche venivano implementate?

Lei ha citato i politici del passato che hanno fatto risorgere l’Italia dalle macerie della guerra, certo, ma si rende conto di quanto strida il paragone tra De Gasperi e certi politici che ci ritroviamo in Parlamento? Cosa dovrebbero far rinascere costoro, attaccati ai propri privilegi come cozze, mentre De Gasperi possedeva solo un cappotto e condivideva la povertà dei suoi concittadini? Non le sembra di essere blasfemo?

La parte del suo discorso rivolto ai giovani è intriso poi di quell’atteggiamento tipico di chi vede nelle nuove generazioni soltanto un gruppo “che chiede” e non un investimento sul futuro della società, cosa che dovrebbe essere una priorità per ottenere quello sviluppo da Lei più volte citato.

Quando si decideva di tagliare gli investimenti sul futuro del paese (leggasi “costi” della scuola pubblica, definiti “sprechi” dall’ex ministro Gelmini) per continuare invece a comprare armi, Lei, caro Presidente, ha difeso quelle scelte promettendo agli studenti una scuola migliore, si rende conto di ciò che dice? Ci ha preso per degli imbecilli, forse?

Lei spesso loda il volontariato che tanto fa per il paese… vero, senza volontariato saremmo a terra del tutto ed è grazie proprio alla buona volontà che questo paese sembra stia ancora in piedi ma proprio per questo, caro Presidente: “Perchè in Parlamento deputati e senatori non si danno un pò al “volontariato”, per così dire, diminuendo gli scandalosi stipendi e privilegi che si sono dati? Sarebbe un segnale, soprattutto per il settore della ricerca, ne abbiamo tanto bisogno per rilanciare il paese, se soltanto i parlamentari regionali e centrali si dimezzassero lo stipendio (rimanendo comunque con 5-10mila e non sappiamo quanti altri euro al mese) quanti ricercatori, che ora fuggono all’estero, potremmo mantenere a 2500 euro di stipendio netto? Potremmo dare lavoro a 4-5mila ricercatori solo con una botta di sobrietà dei parlamentari romani.

Non ha mai fatto conti del genere caro Presidente?

Lei ha toccato anche il tasto del dissesto idro-geologico… ha mai chiesto al ministro per l’ambiente come mai non abbiamo un piano d’intervento su questo problema? Non si è mai chiesto come mai i problemi ambientali sono scomparsi dall’agenda televisiva?

Lei si lamenta della mancanza di fiducia e ci esorta a fidarci ancora di una classe politica che, secondo Lei, dovrebbe avrebbe una capacità di prendere decisioni virtuose che non ha mai avuto.

Lei vorrebbe che ci fosse coesione… non si è mai accorto che i politici litigano su tutto? Che esempio danno al paese?

Quando il parlamento spendeva tempo e energie in leggi vergognose per difendere Berlusconi dai magistrati “comunisti”, Lei dov’era? Perchè firmava tutto? L’ex Presidente Ciampi rispediva al mittente le porcate con una regolarità da orologio svizzero eppure non era propriamente “un bolscevico”…

La meritocrazia è una bella cosa ma in Italia le carriere, in primis quella politica, le fanno solo quelli con comportamenti servili e obbedienti nei confronti delle decisioni di partito, non si è ancora accorto di questo?

In Italia i partiti hanno invaso tutti gli ambiti decisionali e bloccano ogni slancio virtuoso con la solita “mancanza di volontà politica”? Questa mancanza di volontà frustra sul nascere ogni progresso del nostro paese in favore di convenienze lontane dall’interesse comune, non se ne è ancora accorto, caro Presidente?

Le politiche che “ci hanno fatto vivere sopra alle nostre possibilità” e che ci hanno portato allo sfascio sono state poste in essere dalla politica, lo sa? Perchè lo scotto dovremmo pagarlo noi e non chi ne ha tratto, a suo tempo, beneficio?

Non si è mai accorto di come maggioranza e opposizione (si fa per dire) siano sempre d’accordo sul bocciare “le autorizzazioni a procedere” anche degli avversari politici? Non abbiamo noi, il popolo che la Costituzione vorrebbe sovrano, di conoscere la verità sulle presunte colpe dei politici? Che cos’è la democrazia secondo Lei?

Come si fa a considerare ancora i partiti come rappresentanti della democrazia senza coprirsi di ridicolo, ce lo dica Lei!

Le consigliamo di leggere l’ultimo libro di Piero Angela: “A cosa serve la politica?” è molto istruttivo, semplice e con un linguaggio disarmante elenca i “mali” della nostra società con tutte le implicazioni sociali e economiche che ne derivano, non costa molto, lo legga, ne vale la pena.

In parole povere, caro Presidente, ci dia un solo motivo secondo il quale dovremmo avere ancora fiducia di voi perché a noi non viene in mente.

Buon 2012… quello di voi politici lo sarà di sicuro, il nostro forse.

I sindaci scivolano sull’acqua

A Galbiate, il 13 dicembre 2011, si è svolta una riunione sulla gestione pubblica dell’acqua in provincia di Lecco alla quale hanno partecipato Germano Bosisio del “Comitato lecchese acqua pubblica e beni comuni”, Roberto Fumagalli del “Comitato italiano contratto mondiale sull’acqua”, parecchi sindaci e consiglieri del lecchese tra i quali anche Virginio brivio, sindaco di lecco.

Lo scopo della riunione era quello di chiarire le imminenti scelte per l’affidamento del servizio idrico nell’ATO di Lecco e per chiarire quanti sia successo pubblichiamo una lettera aperta del “Comitato lecchese acqua pubblica e beni comuni” dalla quale traspare una certa insoddisfazione perchè anche questa volta appare chiaro che i partiti si sono spartiti qualche cosa.

I SINDACI SCIVOLANO SULL’ACQUA

Ieri pomeriggio presso la sala Consigliare di Lecco si è persa una grande occasione.

Purtroppo, come temevamo e nonostante gli sforzi di molti, si è consumata quella che dovrebbe essere l’ultima Assemblea AATO (Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale), organo direttamente partecipato da tutti i Comuni della Provincia, depositario del potere decisionale, sinora, in tema di acqua e dei servizi ad essa collegati.

E’ andata in scena e si è materializzata una scelta “Politica” più che una scelta dettata da esigenze tecnico-giuridiche, come sostenuto in qualche modo dalla maggioranza dei rappresentanti dei Comuni della Provincia presenti e votanti.

Ieri infatti hanno deciso che il potere decisionale, sinora saldamente e direttamente in capo a loro stessi, passerà in sostanza ad un Consiglio d’Amministrazione (Ufficio d’Abito) in capo alla Provincia.

Da una parte(il motivo spacciato come “contingente”) c’era il presunto rispetto di una norma governative (finanziaria 2010) di un Governo che peraltro non c’è più e dall’altra uno strumento consolidato di partecipazione diretta dei Comuni.

Si è verificato quindi un vero e proprio arretramento di rappresentanza democratica, una abdicazione di competenze da sempre direttamente in capo ai Comuni, da un po’ di anni giustamente “consociati”, ma soprattutto si è buttato alle ortiche un ambito prezioso di partecipazione diffusa.

In sostanza, nei fatti, si è ignorato uno dei capisaldi della “visione” palesemente e vittoriosamente uscita dalla recente tornata referendaria, quella partecipativa.

Tutto questo aggravato ulteriormente dalla conseguenza che a brevissima solo 5 persone (i componenti dell’Ufficio d’Ambito Provinciale) decideranno in prima battuta, e difficilmente si potrà poi modificare, su questioni centrali quali le tariffe, il piano degli investimenti e soprattutto il cosiddetto modello gestionale. Su quest’ultimo aspetto, peraltro già si stanno registrando preoccupanti orientamenti nella direzione di un mantenimento in mano pubblica, che ovviamente tutti auspichiamo, ma di un “pubblico” votato al profitto ed inserito pienamente nel Mercato in aperta contraddizione con lo spirito e la volontà espressa direttamente da 27 milioni di italiani che, con lo schiacciante risultato referendario, ha sancito che l’Acqua deve stare fuori dal Mercato e che i profitti devono stare fuori dall’Acqua profitto (progetto Idroservice approvato da gran parte dei Comuni in LRH, multiutilities 100% pubblica e partecipata dai Comuni, gestionale di gas, acqua, energia).

Non è un caso che il nostro Comitato abbia svolto, col contributo di molte altre forze della Società Civile, una serie d’iniziative di pressing sugli amministratori, che ha visto anche un pubblico partecipato confronto con gli stessi qualche giorno fa a Galbiate, e che è sfociato ieri nel Presidio all’esterno del Municipio di Lecco, in contemporanea con l’Assemblea AATO.

E così pure non era certo dovuto al caso il nostro Appello, inascoltato, a perlomeno rinviare la scelta d’avallo della soppressione dell’AATO che avevamo rivolto, in tutti i modi possibili, agli amministratori sia comunali che provinciali.

Nel breve dibattito svoltosi in Assemblea sono state portate argomentazioni varie tendenti a dimostrare la “sofferenza” (ob torto collo) degli amministratori locali nell’avallare appunto quella che è stata definito un passo ineludibile dettato dalla norma ma soprattutto, secondo i relatori ed anche i presumibili “ispiratori” di questa scelta poi condivisa dai più, dal rischio di un “vuoto” di competenze, od addirittura di presunti commissariamenti provinciali od anche di impropri trasferimenti del potere decisionale d’indirizzo alle aziende gestionali.

A queste argomentazioni rispondiamo con chiarezza con alcuni “brucianti” interrogativi :

- E’ plausibile, anche per un amministratore ligio al “proprio dovere” di esecutore normativo, che i 6000 Comuni italiani e le loro rispettive AATO vengano tutte commissariate o delegittimate alla fatidica scadenza del 31/12/2011, indicata dalla finanziaria 2010 come termine di soppressione delle AATO ? Perché da altre parti non si sono neppure posti il problema e vanno avanti imperterriti a continuare il loro “lavoro” all’interno delle AATO?

- E’ congruo e lungimirante affidare alla competenza provinciale e sue emanazioni (Ufficio d’Ambito e Consiglio provinciale) la decisione su primari punti d’interesse generale, radicati da sempre nel tessuto comunale, in presenza dell’attuale volontà del Governo e del Parlamento di perlomeno modificare a fondo, se non sopprimere, gli assetti provinciali ?

- Si dice che sono stati introdotti dei correttivi che comunque tutelerebbero il “ peso dei Comuni”, pur riconoscendone una sottrazione di potestà (bontà loro), quali le 4 nomine (invece che le 3 previste dalla legge regionale, peraltro recentemente riconosciuta come incostituzionale dalla Consulta stessa) di “derivazione comunale” o come il parere obbligatorio e vincolante della Conferenza dei Comuni (organo consultivo a latere dell’ufficio d’ambito) su materie particolarmente delicate del S.I.I. (Sistema Idricio Integrato – ciclo idrico, dalla captazione delle fonti alla depurazione).

Su questo noi ribattiamo che non è casuale che non si sia previsto un parere preventivo vincolante della Conferenza, che quindi si configura come “contentino” ,sempre dalla citata e nefasta legge regionale, per i Comuni, “scimmiottando” in sostanza la funzione dell’”uscente” Assemblea AATO. Infatti, storicamente ma anche “logicamente” risulteranno nella pratica quasi impossibili i ribaltamenti delle scelte del “consiglio d’amministrazione”, perlomeno perché sotto “ricatto” di auto-dimissionamento dello stesso.

-La legge regionale 21/2010, a cui la finanziaria 2010 affidava la declinazione delle disposizioni , già più volte citata ed usata un po’ strumentalmente dai propugnatori della teoria della “riduzione del danno”, non prevede scadenza formale al 31/12/2011 per la soppressione delle AATO ma bensì a quella data la scadenza( che farebbe eventualmente scattare il “famigerato”, e mai attuato anche in casi analoghi, commissariamento) solo per l’avvio degli affidamenti del S.I.I. (caso che non riguarda l’ATO di Lecco, avendo già effettuato l’affidamento, seppur temporaneo ad Idrolario)

Ci fermiamo qui, ma ci sarebbero altre motivazioni, del resto già richiamate nel nostro inascoltato Appello, a comprova.

Quello che stupisce veramente è come parecchi nostri Amministratori non abbiano ancora colto appieno il “vento partecipativo” ed la rinnovata “concezione” in tema di Acqua e di Beni Comuni Primari, emersa nitidamente dal responso referendario.

Come anche il ripetuto “trincerarsi” dietro presunti pareri “dogmatici”, spesso anche pagati profumatamente ed infruttuosamente dalla Collettività ,e peraltro perlomeno opinabili, o dietro presunte normative, peraltro contradittorie, come già dimostrato ampiamente da ripetuti pronunciamenti della Corte Costituzionale ma non solo, e chissà perché quasi sempre in scadenza.

Quello che ci auguriamo noi cittadini è che i nostri Amministratori locali non deleghino sempre a pochi presunti esperti o depositari della leadership politica, peraltro spesso soggetta ad orientamenti d’appartenenza rigida, e che soprattutto riscoprano la loro a volte troppo sacrificata “funzione politica” a vantaggio di quella riduttiva che vorrebbe delegare loro solo la funzione gestionale-amministrativa.

Come dimostrato ampiamente ad esempio dagli oltre 140 sindaci lombardi, che nel recente passato hanno “impugnato” la precedente legge regionale in tema di acqua, c’è un altro modo di porsi nei confronti del “puro rispetto” di norme confuse, contraddittorie e soprattutto antisociali ed antipartecipative : quello appunto di una rinnovata consapevolezza del proprio ruolo anche politico, e quindi di messa in discussione “critica” di ciò che spesso viene calato dall’alto, ma che non sempre rappresenta il meglio per il cosiddetto Bene Comune.

Abbiamo insomma bisogno di amministratori “politici”, nel senso nobile che gli attribuiamo, più che degli esecutori acritici , in fondo spesso delegando passivamente ad altri, forse perché oberati da molteplici incombenze, l’individuazione delle scelte migliori.

E’ proprio per questo che abbiamo molto apprezzato la scelta ,che va nella in questa direzione, di purtroppo pochi (per ora…) Amministratori Locali di presentare e sostenere apertamente una mozione tesa al rinvio della soppressione dell’AATO, come da noi sollecitata . Citiamo i loro Comuni perché ad essi va tutto il nostro convinto plauso : Cernusco Lombardone, Ballabio, Olgiate Calco ed anche Bulciago.

A noi, preso atto di quanto successo nostro malgrado, continuare a vigilare, col contributo sempre più fattivo di cittadini e di molteplici realtà della società civile, sulla “gestione” dei vari importantissimi aspetti che ruotano attorno al Bene Comune per eccellenza qual’ è l’Acqua, vero possibile paradigma “culturale” di una rinnovata “visione valoriale” sui beni Comuni Primari e sulla gestione dei Diritti di Base ad essi sottesi.

Tutto questo a partire dalla delicata “partita” attorno ad Idroservice ed anche all’imminente campagna di “Obbedienza civile” che il “Forum Italiano dei movimenti per l’Acqua”, di cui facciamo parte, sta lanciando su scala nazionale per chiedere la restituzione ai cittadini della quota della remunerazione del capitale investito come conseguenza della vittoria referendaria sull’eliminazione dei profitti sull’Acqua, sancita del resto come immediatamente operativa dalla Corte costituzionale stessa. Lì potremo verificare se il dichiarato rispetto della norma, così apparentemente caro ai nostri amministratori locali, varrà anche per questo nitido pronunciamento della massima fonte del Diritto nel nostro Paese.

Facciamo appello quindi a tutti perché questa Partecipata Vigilanza “dal Basso” riempia sempre più di significato la parola Democrazia.

Lecco, 21 dicembre 2011 Il Comitato Lecchese per l’Acqua Pubblica e Beni Comuni

Video della serata bellanese di “Prima che diventi rifiuto”

“Prima che diventi rifiuto” è stata un successo, le circa 150 persone presenti in sala a Bellano hanno potuto assistere ad una conferenza insolita dove cittadini e amministratori pubblici si sono confrontati su un tema che li tocca da vicino e riguarda il futuro dei figli di tutti noi: la sostenibilità del nostro sistema di gestione dei rifiuti nell’ottica del risparmio delle risorse. Alessio Ciacci, ospite della serata e relatore principale, ha esposto i risultati conseguiti nel comune di Capannori (LU) dove lui è assessore all’ambiente, risultati frutto di impegno e dedizione da parte di un ragazzo eccezionale come Alessio, supportato da una giunta comunale e un sindaco che sanno guardare lontano. Era presente in sala anche Marco Molgora, dirigente Silea invitato alla serata per confrontare il modello di gestione dei materiali post consumo posto in essere a Capannori e il sistema a gestione integrata in uso in provincia di Lecco. Non sono mancate critiche da parte del pubblico a un modello di gestione viziato dalla necessità da parte dell’inceneritore di Valmadrera di “approvvigionamento carburante” per poter produrre corrente incentivata da denaro pubblico e incassare i “certificati verdi” ovvero 2.5-3 mln di denaro pubblico ogni anno. La tanto sbandierata “economicità” del sistema Silea è tale solo al netto degli incentivi pubblici, assorbe gli introiti che derivano dalla vendita dei materiali riciclati e non incentiva una raccolta differenziata “spinta” che genererebbe ulteriore cassa. Tale sistema mal si adatta a chi persegue una strategia volta ad azzerare i rifiuti. Marco Molgora dal canto suo ha manifestato la propria opinione volta alla necessita “di superare il modello basato sugli inceneritori”. Questo lascia ben sperare anche se sarebbe interessante sentire cosa pensano gli altri dirigenti Silea e soprattutto cosa hanno intenzione di fare i sindaci associati che la popolazione ha votato. Una domanda interessante e stata quella riguardante il riciclo delle plastiche dure che ora finiscono nell’indifferenziato: “Perché le plastiche dure vendute per riciclabili al 100% come il PP (n.5), non si riciclano”? La risposta desolata del dirigente Silea è stata: ”Perché la normativa indica che vengano riciclati gli imballaggi mentre le plastiche dure sono invece il contenuto degli imballaggi e cioè i beni venduti”. Una risposta che lascia a bocca aperta e da’ l’idea della filosofia demenziale, per non dire malafede, di chi scrive leggi simili: questa è una mossa che assicura carburante agli inceneritori e introiti derivanti dal sempre più scarso e prezioso denaro pubblico limitando nei fatti la raccolta differenziata che può e deve diventare totale. Non è più tempo di stare zitti di fronte a ciò che sta succedendo, il confronto tra il modello Capannori che trae introito dalla vendita dei materiali post consumo, che aumenta l’occupazione in attività utili alla collettività, che riduce la produzione di rifiuti considerandoli come beni e non scarti, stride fino alle scintille in confronto con la vecchia filosofia “usa e getta” dell’incenerimento. Una filosofia frutto di un approccio alle risorse arrogante e superficiale che ormai ha fatto il suo tempo. Non possiamo spendere soldi per pagare la distruzione di materiali che possono essere riutilizzati, farlo è sciocco e stiamo, per giunta, diventando più poveri… questa è la realtà! Dobbiamo continuare la nostra battaglia contro questi mostri resi ormai inutili dalle raccolte differenziate spinte e da nuove tecnologie di riciclo della (ben poca) frazione non riciclabile. Chiudere la stagione fallimentare dei termodistruttori significherà contribuire a risolvere il problema dei costi di smaltimento, dei posti di lavoro, delle emissioni di CO2 e dello spreco di risorse che dovremmo condividere con le future generazioni. Mentre aspettiamo che la politica centrale e locale faccia pace col buonsenso non dobbiamo mollare, tutti noi dobbiamo contribuire, a seconda delle nostre capacità, per riportare chi ci amministra sulla retta via.

Ecco il video della serata, diviso in 5 parti delle quali riportiamo la prima, buona visione.

Prima che diventi rifiuto: obiettivo rifiuti zero. Un’utopia? No, realtà!

Questo il tema del ciclo di conferenze che come Comitato Prealpino Cittadinanza Attiva abbiamo promosso in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiutti (SERR), che si terranno Venerdì 18/11 a Bellano (LC) per la provincia di Lecco, Sabato 19/11 a Desio (MB) per quella di Monza e Brianza, e Domenica 20/11 a Pavia per la medesima provincia.

La serie di incontri verterà sul tema rifiuti come risorsa e prevede  l’intervento di Alessio Ciacci, assessore del comune di Capannori (Lucca) premiato da Legambiente come comune « riciclone » 2011.

A partire dall’esempio di Capannori, si parlerà dell’opzione « rifiuti zero », di cosa possono fare amministratori e cittadini per mettere in atto comportamenti virtuosi.

 

All’evento di Bellano (LC), che si terrà alle ore 21 di Venerdì 18 Novembre presso il cine-teatro ‘Casa del popolo’, la cui locandina “IO SOSTENGO” è a disposizione di chiunque desideri contribuirne la promozione, e organizzato direttamente da noi come Comitato Prealpino Cittadinanza Attiva, ben 14 comuni hanno aderito patrocinando l’iniziativa, dimostrando una preziosa sensibilità verso il bene dell’ambiente e il benessere della popolazione: Bellano, Dervio, Valgreghentino, Abbadia, Ballabio, Mandello, Dorio, Casatenovo, Olginate, Pescate, Barzio, Colico, Lecco, Cernusco Lombardone. Inoltre l’evento è stato reso possibile grazie al sostegno di alcuni soggetti privati tutti di orientamento ecosostenibile, e alla manifestazione sarà allestito uno stand di pannolini lavabili e sarà distribuito materiale informativo anche su detersivi/detergenti alla spina e biciclette elettriche.

L’evento a Desio, che si terrà alle ore 15  di Sabato 19 Novembre presso la Sala Pertini, è organizzato dal Comitato per l’alternativa all’inceneritore di Desio e dal Comune di Desio.

L’evento a Pavia, che si terrà alle ore 21 di Domenica 20 Novembre presso il Palazzo dell’Amministrazione provinciale, è organizzato dal Forum per L’energia di Pavia  con il patrocinio del Comune di Pavia e della Provincia di Pavia.

Non mancate! E… passate parola!

Comitato Prealpino Cittadinanza Attiva

Due colpi ZeroPrivilegi, destro e gancio!

Giovedì 6  Ottobre, deposito di un numero record di firme per ZeroPrivilegi:

11.210

tante sono le firme di cittadini lombardi del lotto che abbiamo depositato e che permette così di dare il via formale all’iter che porterà all’esame e alla discussione in Regione Lombardia della nostra Proposta di Legge di Iniziativa Popolare.

Un grazie a tutti coloro che hanno dato quell’indispensabile contribuito concreto in termini di proprio tempo ed energie, e spesso hanno anche sostenuto i costi dell’iniziativa (manifesti, volantini, locandine, permessi per banchetti, telefonate, viaggi, etc.), a tutti coloro che non si sono mai tirati in dietro di fronte alla non poche difficoltà, a tutti coloro che non hanno mai abbassato l’intensità dell’impegno nonostante la stanchezza e qualche momento di scoraggiamento.

Martedi 11 Ottobre, conferma dell’ammissibilità del progetto:

L’Ufficio di Presidenza della Regione Lombardia ha dichiarato ammissibile il Progetto di Legge di Iniziativa Popolare ‘ZeroPrivilegi’ (delibera n. 226) e nei prossimi giorni sarà assegnato ad una commissione per l’esame.

Avanti tutta!

 

 

 

Quattro passi per la Zeroprivilegi

Il progetto Zeroprivilegi è ormai in dirittura d’arrivo grazie agli sforzi di tanti attivisti dei movimenti che hanno deciso di sostenere quest’iniziativa (promossa da sei cittadini lombardi, due dei quali nostri bloggers) che con passione e determinazione hanno raccolto firme tra difficoltà di tutti i generi: insulti, occhiatacce e commenti di quello della bandierina di qua e di quello della bandierina di là.

Ci sono state però anche parecchie persone che hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa e firmato con passione.

Ci sono stati certificatori che hanno svolto il loro compito per dovere verso la cittadinanza anche credendoci poco nella Zeroprivilegi dando così dimostrazione di un senso del dovere civico non comune.

Ci sono stati certificatori che hanno svolto il loro compito con ardore sostenendo una battaglia non loro ma che hanno fatto subito propria dimostrando apertura mentale.

Oltre ai tipici banchetti c’è stato anche qualcuno che, come il sottoscritto, ha scelto il “porta a porta spinto” (quello che si dovrebbe fare con i rifiuti… ma è un altro discorso) e ha avuto l’occasione di entrare nelle case delle persone per raccogliere le firme potendo così ascoltare pareri, impressioni e domande.

Ho visto facce incredule nell’udire l’elenco dei privilegi della casta lombarda, espressioni che poi mutavano in favore dello scandalo, del rassegnazione, dello schifo e tanta rabbia sia da parte di chi ha votato per quelli di qua che da parte di chi ha votato per quelli di là.

Senza dubbio queste persone già sapevano che quelli del palazzo “mangiano” e guadagnano un sacco di soldi ma non credevano fino a questo punto.

Rabbia. Questo è il sentimento predominante fra la gente e la rabbia altro non è che una manifestazione della tristezza. Una tristezza che nasce dalla constatazione che “chi ho votato non fa praticamente nulla per prendersi cura della società in cui vivo nonostante che sia strapagato”.

Ho ascoltato esperienze di persone che lavorano sodo per guadagnarsi da vivere, di pensionati che “tirano a campare” con pensioni minime, pareri di lavoratori autonomi che fanno orari da ulcera gastrica, pareri di disoccupati con figli che si chiedono dove sia la mente di chi hanno votato.

Ho ascoltato anche le preoccupazioni di pensionati benestanti che però non sono sereni pensando ai loro figli e nipori che non sembra abbiano le stesse prospettive che hanno avuto loro.

Ho ascoltato pareri di tutti i generi, ripetibili e non, ma quello che più di tutti mi ha colpito è stata una frase di una simpatica signora che, fattasi seria, mi ha detto: ”Sai… per amministrare bene non credo che servano chissà quali capacità, basta comportarsi come un buon padre di famiglia”.

Sembrerebbe semplice… e lo sarebbe se solo non ci fossero una serie di “non si può” che vanno a colpire, come un preciso tiro al piattello, proprio tutte quelle cose che andrebbero fatte.

E così che le buone idee cadono a pezzi invece di prendere il volo.

I vari “non si può” nascono da: indicazioni di partito, pigrizia, chiusura mentale e mancanza di volontà politica per portare avanti cambiamenti che turberebbero il quieto vivere e pesterebbero i piedi a questo o a quel centro di potere che è fonte di voti.

E così ci si limita a fare il compitino, la politichetta senza slanci che non fa sudare, limitando i propri sussulti a qualche (finto) bisticcio con quelli di là della barricata: in parole povere a “far vedere che si fa” invece di fare veramente.

Questa è la politica italiana.

E allor che fare?

Noi cittadini possiamo fare 4 cose:

  1. Far finta di niente, domani qualche santo provvederà.
  2. Emigrare con la speranza che all’estero non ci trattino male.
  3. Continuare a lamentarsi e dare la colpa “agli altri”.
  4. Darci da fare in prima persona nelle associazioni e nella politica.

L’opzione 1 richiede una buone dose di distrazioni: il calcio, la formula uno e un bar con degli amici che siamo affini, tutto per non pensare finendo così in miseria ma col sorriso sulle labbra. Questa cosa riesce difficile se si hanno dei figli e si rischierebbe di accumulare una dose di rabbia troppo forte.

L’opzione 2 è da coraggiosi, è quasi da consigliare ai giovani che hanno un certo spirito di avventura e magari anche una bella laurea che qui non serve a molto se non hai raccomandazioni. Se hai famiglia è difficile da attuare ma complimenti a chi ci riesce.

L’opzione 3 è una finta valvola di sfogo, sembra sia efficace al momento ma alla lunga non consente di smaltire la rabbia e il senso di impotenza: si rischiano le manie di persecuzione.

L’opzione 4 è roba da duri, non è facile metterla in atto ma ti consente di trasformare la rabbia in energia positiva e di essere protagonista di un possibile cambiamento. Ti consente di guardare in faccia i tuoi figli senza sensi di colpa e di camminare a testa alta… non è cosa da poco. Unico rischio: le delusioni che possono arrivare e vanno fatte scivolare addosso secondo il motto “Riusciremo o moriremo nel tentativo”. Il pricipale difetto di questa scelta è la perdita di parte del tempo libero che si potrebbe dedicare alla rasatura del pratino o alla visione delle partite in TV… ma di questo passo potresti trovarti un domani nelle condizioni di dover vendere il pratino o di non avere i soldi per il “pacchetto calcio”… per cui attenzione!

Scegliete voi l’opzione che più vi si addice ma tenete presente che per ogni persona che passa dalla parte del problema a quella della soluzione la distanza tra una società come si deve e la realtà si accorcia di 2 lunghezze alla volta.

Vogliamo essere inseguitori o inseguiti? Cacciatori o prede? Cittadini attivi o vittime passive del sistema?

In bocca al lupo a tutti noi.

“Che brutta politica, cambiamola noi”: noi chi? (scambio epistolare con il Direttore de La Provincia)

Da: Francesco Orrù
Inviato: domenica 10 luglio 2011 23.15
A: Minonzio Diego
Oggetto: “Che brutta politica, cambiamola noi”: noi chi?

Gentilissimo Diego,

questa mattina sono rimasto folgorato dal titolo del suo editoriale: “Che brutta politica, cambiamola noi” (http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Caccia%20Grossa/217996_che_brutta_politica_cambiamola_noi/) tanto che non ho resistito e sono stato quasi licenziato da mia moglie per averla piantata in asso con le bambine per leggere tutto d’un fiato questo suo pezzo.

In particolare mi sono scoperto avido nella ricerca del “chi” ci sarebbe dietro il pronome “noi”, scritto nientemeno che in un editoriale de La Provincia di Como…

Ma che delusione… Insomma questa Italia che non sa produrre personalità eccezionali in momenti d’eccezionale difficoltà, questa Italia dove destra e sinistra sostanzialmente pari sono; questa Italia dove tutte le energie della politica sono concentrate (mi passi il termine) su emerite minchiate; questa Italia in rotta verso il baratro ma con soldi a tutti, niente tagli, niente rigore, sprechi a mille tanto poi qualcuno arriva e paga (* si segni quest’asterisco mentre mi legge); questa Italia con una classe politica nazionale e locale incompetente e impreparata, e via dicendo.

Vabbé, mi chiedo, ma questo “noi” lo concretizza o no?

Finalmente, quasi alla fine, si intuisce che, forse, quel “noi”, è riferito ai semplici cittadini:

Se ci impegnassimo tutti, ognuno seguendo le proprie idee sacrosante, a trasformare il centrodestra in un’alleanza davvero liberale, moderata ed eticamente limpida e il centrosinistra in un’alternativa riformista, europea e non demagogica forse cambierebbe qualcosa. Perché non c’è qualcuno che inizia a farlo?”

Caro Diego, mi chiedo su che pianeta viva, e se ci sia o se ci faccia: ma che domande retoriche al vento pone?

I risultati dei referendum hanno dimostrato che la maggioranza dei cittadini non inizieranno mai a fare ciò che lei auspica semplicemente perché hanno (forse, speriamo) cominciato ad aprire gli occhi su quello schema di cui lei invoca una riforma, che è palesemente irriformabile perché cancro a livelli metastatici che lo rendono incurabile.

Lei come tutti i suoi colleghi giornalisti avete una grandissima responsabilità, e avreste il dovere di fare informazione a prescindere dall’appartenenza ideologica o dall’editore che paga lo stipendio.

Spieghi piuttosto come mai ignorate iniziative popolari di rilevante importanza, come quelle di comitati di cittadini che propongono seri e rigorosi progetti di legge di iniziativa popolare su scala regionale che, raccogliendo 5.000 firme in 6 mesi, possono contribuire al taglio dei costi della politica in Lombardia, dimezzando stipendi e diarie, cancellando privilegi vergognosi come il vitalizio e l’indennità di trasferta (riprenda l’asterisco ‘*’ di cui sopra).

Ha mai sentito parlare del progetto di legge di iniziativa popolare convenzionalmente chiamato ‘ZeroPrivilegi’ (www.zeroprivilegi.org) e avviato da quasi tre mesi in Lombardia? No? Sembra proprio di no a leggere La Provincia. Sembra che neppure i suoi colleghi di redazione ne sappiano alcunché, nonostante i comunicati stampa che vi sono stati recapitati. Nemmeno dall’eco dalle piazze, dal web, o di qualche TV locale che coraggiosamente (…) ne ha dato spazio?

Con i migliori auguri alla stampa indipendente.

Francesco Orru’

P.S il testo integrale di questa mia email è già stato inserito come commento pubblico al suo editoriale nella versione online de La Provincia di Como, utilizzando la specifica box ‘Invia il tuo commento’, ma sarà pubblicato anche altrove su web nel caso che per qualche ragione questo mio commento pubblico non apparisse (al momento che le scrivo non è ancora apparso ai piedi del suo articolo, evidentemente è sottoposto ad attività di “moderazione”) o venisse poi rimosso dalla redazione o dall’editore. Pertanto se vuole rispondermi via email sarò lieto di rendere aperta al web tutta la nostra conversazione, a prescindere dalla casellina ‘Commenti’ de La Provincia di Como online.

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Da: Diego Minonzio
Inviato: martedì 12 luglio 2011 20.12
A: Francesco Orrù
Oggetto: R: “Che brutta politica, cambiamola noi”: noi chi?

Gentile lettore,

la ringrazio per l’attenzione e per l’intelligente analisi della situazione politica attuale.

Spero che il nostro giornale continui a offrirle intelligenti spunti di riflessione.

Grazie ancora e continui a seguirci.

Diego Minonzio

Vincitori e vinti

Quattro Sì.

Una disfatta per quei politici che pensavano di essere “i principi” dell’Italia e una vittoria per la gente. I politici sono precipitati nella realtà in un giorno e mezzo, si sono resi conto che in Italia comanda il popolo e loro sono solo dei dipendenti statali pagati (troppo) per amministrare il paese.

L’acqua è un bene comune e tale è rimasto.

Lo è rimasto in barba ai furbetti, alle società multiutility colluse con la politica, allo IOR, alle multinazionali col cappello in mano e ai partiti trasformisti che dicono NO “ma anche” Sì.

Il nucleare non lo vogliamo e lo abbiamo ribadito.

Spiace un po’ per il povero Veronesi che ci aveva (ri)messo la faccia con quel suo bel sorriso a 78 denti. Lui era pronto a portarsi le scorie radioattive in camera da letto pur di veder costruire una centrale nucleare per il progresso del nostro paese, talmente era “affascinato”, come lui stesso disse, dal neutrone che bombarda l’atomo. Un innamoramento senile per una tecnologia sua coetanea, una specie di tardiva manifestazione di quell’amore per la cugina che tutti (o quasi) abbiamo provato. Non prendertela Umberto, stai tranquillo, rimangono gli inceneritori a provocare il cancro per cui non ti mancherà il lavoro e poi potrai sempre aprire una filiale a Fukushima, lì c’è molto da fare.

Spiace per la povera Prestigiacomo, improbabile ministro dell’ambiente che si era perfino rovinata la messa in piega indossando il caschetto antinfortunistico per promuovere il nucleare in quel di Flamanville.

Spiace per il povero Scaiola, talmente determinato a favorire le centrali americane da non accorgersi che gli stavano comprando un appartamento.

Spiace per il nostro amato cavaliere talmente determinato a favorire le centrali francesi da privare il suo vulcanico governo di un personaggio di spicco come Scaiola. Non prendertela Silvio, sappiamo che a te interessava il “legittimo impedimento”, mentre il resto è solo una gran seccatura, ma con tutti gli avvocati che hai in parlamento stai tranquillo che ne inventeranno un’altra.

Spiace per il povero Chicco Testa… lui aveva speso anima, corpo e tutto il neurone che aveva, pur di promuovere il nucleare. Chicco! Lascia perdere l’atomo! Ritirati in un bel posticino e goditi i soldi! Puoi acquistare una bella villetta vicino ad una centrale atomica in Francia e darti alla pesca. Lì starai bene! Ti procuri una cannetta e via! Il Forum nucleare, che tanto ti ha assorbito, si può sempre modificare in “Forum della scardola nucleare” e lì potrai mettere on-line le foto dei pesci che prenderai. Lascia stare l’energia, dài! Su con la vita! W la pesca!

Facciamo un bell’applauso a questi personaggi “diversamente vincenti” e un “in bocca al lupo” per il loro prossimo futuro da pensionati sperando che gli eredi siano migliori.

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